Alcuni strumenti e modi di tortura riservati alle streghe e agli eretici dai cattolici e dai protestanti

“La Vergine di Norimberga”. Strumento di tortura che fu costruito in Germania nel XV sec. il quale, visto dall’esterno, rappresentava una donna bavarese. Al suo interno lunghi aculei affilati trafiggevano il corpo del torturato senza colpire parti vitali così da causare una lunga e dolorosa agonia.

“Il Topo”. Per torturare le streghe o gli eretici un topo vivo era inserito nella vagina o nell’ano della persona sospettata con la testa rivolta all’interno del corpo e talvolta l’apertura veniva ricucita per evitare che l’animale fuoriuscisse dal corpo non prima di aver lacerato le carni del torturato.

“Il Triangolo” (o “Il Cavalletto”). La persona torturata veniva spogliata, issata con corde quindi appaggiata col retto o con la vagina all’estremità di uno strumento di metallo a forma triangolare, poi venivano, a lui o a lei, legati ai piedi dei pesi che, lentamente, favorivano la penetrazione quindi lo squartamento.

“Sedia Inquisitoria”. Era una sedia provvista di punte e aculei alla quale il condannato era legato mediante strette fasciature. Il fondo poteva essere arroventato per produrre gravi ustioni.

“La Mastectomia”. Alcune torture erano elaborate non solo per infliggere dolore fisico, ma anche per sconvolgere la mente delle vittime. La mastectomia era una di queste. La carne delle donne era lacerata per mezzo di tenaglie, a volte arroventate. Uno dei più orribili casi noti in cui venne usata questa tortura fu quello di Anna Pappenheimer. Dopo essere già stata torturata in vari modi, fu spogliata, i suoi seni furono strappati e, davanti ai suoi occhi, furono spinti a forza nelle bocche dei suoi figli adulti. Questa vergogna era più di una tortura fisica; l’esecuzione diveniva una parodia sul ruolo di madre e nutrice della donna, imponendo, alla stessa, un’ennesima ed estrema umiliazione.

“La Ruota”. In Francia e in Germania la ruota era popolare come pena capitale. Era simile alla crocifissione. Alle vittime venivano spezzati gli arti e il corpo era sistemato tra i raggi di una ruota che veniva poi fissata su un palo. L’agonia era lunghissima e poteva anche durare dei giorni.

“Il Bicchiere” e “Il Sacco”. Un insetto, per lo più un tafano (a volte anche una o più api o vespe), veniva messo nell’ombelico dell’imputato quindi lì imprigionato da un bicchiere di vetro. Alternativamente si poteva inserire la testa del malcapitato in un sacco pieno di bestie inferocite, spesso gatti.