L’ unica chiusura artistica del ‘900 che conosca… un amico, con cui ho fatto libri ed esposto



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“Attraverso la maschera vado cercando gli eredi ideali di una ritualità che nel mondo è ovunque indipendentemente dalle condizioni attuali” (Luigi Ontani 1977)
“La mia citazione è sempre a memoria, quindi in qualche modo elastica o addirittura maccheronica o sgrammaticata” (Luigi Ontani 1997)
Le due frasi d’apertura rendono sul piano testuale la cifra stilistica dell’artista Luigi Ontani come critico di sé stesso. Ontani è infatti un artista poliedrico che da oltre trentacinque anni esibisce il proprio corpo inteso come opera d’arte. Egli è nato nel 1943 a Montovolo di Grizzana Morandi presso Vergato (BO). Dalla fine degli anni ‘60 ha contribuito al riposizionamento del linguaggio figurativo all’interno delle pratiche artistiche contemporanee attraverso fotografie, performance e tableau-vivant, sculture, installazioni e disegni che si rifanno a una ricchissima tradizione iconografica sia occidentale sia orientale. È stato spesso egli stesso protagonista dei suoi lavori vestendo i panni di figure mitiche della storia, della religione o della letteratura, attingendo alle più diverse fonti vicine e lontane nel tempo, secondo un metodo che assimila la citazione di modelli preesistenti alla creazione di una mitologia personalissima dove convivono narcisismo ed erudizione. Oltre ad aver preso parte alla Biennale di Venezia nelle edizioni del 1972, 1978, 1984, 1986 (in quell’anno anche Biennale di Sidney) e 1995 e alla Biennale di Lione nel 2000, Luigi Ontani ha esposto al Centre Georges Pompidou di Parigi, al Guggenheim Museum di New York, al Kunstverein di Francoforte, al Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, oltre che nelle principali sedi museali in Italia. Nel 2001 il P.S.1 di New York gli ha dedicato la prima grande retrospettiva in territorio statunitense.