Archivia per Aprile, 2008

L’ombra nello stagno dei lucci

Pubblicato su Foto, Magie, Poesia il Aprile 28, 2008 da paolacastagna


Gonzaga… GRM fra i canneti del lago 

 

Il giaciglio

mille e una notte araba.

Dormo nell’orma

dell’uomo ombra,

l’alcova sagomata

dalla forma imponente.

Così lascio che si cullino

i pensieri più infami.

La coperta abbraccia

e tu nell’altra stanza

che trovi degno il riposo

nel riporre le armi.

Solo la lenza sarà cattura

nel verde stagno.

Noi cerchiamo il sussidio

in una vita di rinunce,

ma di natura invasa

dall’onda di una pinna.

Di Paola Castagna

 

L’ALBERO DI MAEHWA… il mio ultimo romanzo… appena uscito

Pubblicato su Informazioni, Letteratura, Notizie il Aprile 25, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Una provincia ipocrita e omertosa fa da sfondo a questo romanzo estremo che diviene affresco graffiante di un’Italia d’inizio millennio. Un nobile decaduto, un allenatore di boxe, cinque giovani boxeur “migranti”, un’affascinante ragazza algerina e due mafiosi russi di particolare e fine erudizione s’incontrano e si scontrano alla ricerca disperata di un’identità e di un valore. Una Rimini invernale, ormai preda di bande criminali e lupi giunti dai quattro angoli del pianeta, si ammanta di tragedia. Una truffa, la stanchezza di vita, il desiderio di riscatto, viaggiano su di una sura del Corano, per poi trovare rifugio tra i rami di un bonsai vecchio di duecento anni. Crudo l’epilogo, seppure sostenuto da una fierezza d’altri tempi. Infine il giocare a scacchi con la morte, come nel film di Bergman, non può che ridare nuova vita, dignità, speranza e un senso a chi ha vissuto ai bordi per anni, nel ricordo dei fasti di un passato, di un titolo di Campione d’Italia o in fuga dalla miseria o da “moderne” schiavitù. (Un libro per palati fini… come sempre n.d.a.)

L’ALBERO DI MAEHWA di Gian Ruggero Manzoni, Ed. Il Filo, collana “L’ordito e la trama” diretta da Paolo Lagazzi, Daniela Tomerini e Tiziana Fumagalli, distribuzione nazionale Mursia.

 

 

 

 

 

 

 

per ulteriori informazioni: http://www.ilfiloonline.it/Lordito/lalberodimaehwa.asp

Le nostre protettrici

Pubblicato su Foto, Magie il Aprile 24, 2008 da paolacastagna

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Virgilio tra le Muse, a sinistra Clio, musa della storia,
a destra Melpomene, musa della tragedia.

Le Muse erano divinità minori che dipendevano dal dio Apollo. Erano nove sorelle, giovani e bellissime, figlie di Zeus e di Mnemosine, che in greco significa memoria. Abitanti dell’Olimpo, a questo preferivano il Parnaso, dove amavano suonare, cantare e danzare per il loro dio. Ognuna di esse aveva le sue particolari attribuzioni. 

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Clio, colei che rende celebri, era l’ispiratrice della storia e veniva rappresentata con un rotolo di carta in mano. Euterpe, colei che rallegra, proteggeva la musica, la poesia lirica e aveva in mano un flauto. Thalìa, festiva, presiedeva la commedia, la poesia giocosa e l’idillio ed era rappresentata con una maschera comica in una mano e nell’altra un bastone da pastore, in testa aveva una corona di edera. Melpòmene, colei che canta, era la musa della tragedia, portava una maschera tragica, la clava di Ercole e una spada, la sua testa era coronata da pampini e calzava i coturni. Tersicòre era la musa della danza e della poesia corale, aveva in mano una lira e il plettro e sul capo una ghirlanda di fiori. Eràto, che provoca desiderio, era la musica della poesia lirica, soprattutto quella dell’amore, e della mimica, e aveva il capo coronato da mirti e rose. Polimnìa era la musa degli inni civili e religiosi e dell’oratoria.

Urània, la celeste, era la musa dell’astronomia e aveva in mano il mappamondo e un compasso. Callìope, dalla bella voce, era la musa della poesia epica, a lei era attribuito lo stilo e una tavoletta spalmata di cera. Le Muse erano invocate specialmente dai poeti come ispiratrici delle lore opere. Chiunque osasse offenderle veniva severamente punito, come le figlie di Pierio, re della Tessaglia, che avevano voluto rivaleggiare con loro nel canto e furono mutate in uno stormo di rauche gazze. Oltre al Parnaso, le Muse frequentavano anche altri luoghi: il monte Pindo e il monte Elicona. Gli alberi a loro consacrati erano l’alloro e le palme e avevano a loro servizio Pègaso, il cavallo alato.

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Il lato oscuro

Pubblicato su Foto il Aprile 22, 2008 da Gian Ruggero Manzoni


Gian Ruggero Manzoni fotografato da Claudio Nostri

Ancora un grande aristocratico dell’essere

Pubblicato su Letteratura, Maestri, Poesia, Tradizioni il Aprile 22, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Stefan George nacque nel 1868 a Büdesheim, presso Bingen, una piccola e antica cittadina sulle rive del Reno, situata nella regione della Renania-Palatinato; la famiglia era di estrazione borghese, con lontane origini francesi; in casa si parlava francese, e solo da adulto George scelse la lingua tedesca per lo scrivere. Nel 1873 la famiglia si trasferì a Bingen, dove il padre divenne un agiato commerciante di vini; George studiò dal 1882 al 1888 a Darmstadt, e nel 1889 si iscrisse all’Università di Berlino, ma non frequentò che poche lezioni e lasciò gli studi dopo tre semestri. Aveva allora già iniziato quello stile di vita che mantenne fino alla fine: non abitando mai in case proprie, nonostante una certa agiatezza, ma vivendo ospite di amici e ammiratori a Berlino, Heidelberg, Basilea, Monaco di Baviera (ove visse quasi stabilmente solo a partire dal 1900), e viaggiando spesso per l’Europa, soprattutto in Italia, quindi recandosi a Parigi e a Londra. A Parigi, ventenne, conobbe i poeti della scuola simbolista, Mallarmé e Paul Verlaine, le cui idee di un’arte per l’arte e di una poesia pura, sganciata dalla realtà sociale, piacquero molto a George, che non amava né il realismo in letteratura né il positivismo in filosofia, allora dominanti in Germania; a Londra conobbe Swinburne e i preraffaelliti, in Belgio Verhaeren. Nel 1892 creò un proprio circolo, noto come “George-Kreis”, e una rivista letteraria, i “Blätter fur die Künst”, organo di opposizione al naturalismo, pubblicata fino al 1919.

 

Egli visse sempre appartato, attorniato dai membri del suo circolo, ed evitando ogni clamore; i suoi libri erano stampati privatamente e distribuiti agli amici, a sottolinearne il carattere iniziatico, accentuato anche da una particolare veste tipografica, nella quale i caratteri e i frontespizi assumevano di per sé stessi rilevanza stilistica. Nel 1927 vinse il Goethepreis, offerto dalla città di Francoforte sul Meno. Nel 1933, all’avvento del nazismo, che lo esaltò come precursore e tentò di fare uso propagandistico della sua opera, George, rifiutati tutti gli onori offertigli, manifestò la sua opposizione emigrando in Svizzera e stabilendosi a Minusio, presso Locarno, ove morì poco dopo, il 4 dicembre di quell’anno. Ciò non impedì ai nazisti di farne, dopo la morte, una specie di icona, di poeta nazionale, sebbene egli avesse espresso: “mai ho incontrato una persona volgare come Adolf Hitler”.


Die Kosmiker: Karl Wolfskehl, Alfred Schuler, Ludwig Klages, Stefan George, Albert Verwey (1902)

George vedeva sé stesso, e allo stesso modo fu visto dai suoi contemporanei, come un aristocratico, una sorta di sacerdote di una nuova mistica, in polemica con la cultura borghese del tempo; per lui il vero poeta stava attendendo e preparando un “nuovo regno”, che sarebbe stato guidato da una élite artistica e intellettuale, unita dalla fedeltà a un capo. La sua poesia si distanzia dunque dalla realtà ed enfatizza il mistero del sacro, l’eroismo, il sacrificio personale, la sublimazione nell’eterno e la rinuncia alle passioni contingenti. Da un punto di vista della forma essa è tesa verso una strenua ricerca della più pura immaterialità, ed è caratterizzata da una grande levigatezza e da una solenne, lapidaria perfezione; risultando arcana e ricca di allusioni oscure, ma sempre armoniosa.


Stefan! - opera su carta di Anselm Kiefer in omaggio a George, 1974

Il suo circolo, che cominciò a riunirsi nel 1892, era retto da un complesso cerimoniale estetizzante e composto da soli uomini, studiosi e poeti, scelti da George stesso per affinità spirituale; inizialmente i membri erano suoi coetanei, trattati come pari, ma col passare degli anni il circolo muterà composizione e George sarà sempre più venerato come un maestro da discepoli molto più giovani di lui. Tra i membri del circolo spiccavano i poeti austriaci Rainer Maria Rilke e Hugo von Hofmannsthal (che poi se ne allontanarono) e i fratelli Stauffenberg, che saranno coinvolti nel complotto per assassinare Hitler, oltre a numerosi esponenti del mondo culturale tedesco dell’epoca, come Karl Wolfskehl, Friedrich Gundolf e, più tardi, Klaus Mann.

Nella storia artistica e politica di George di particolare importanza divenne la figura di Maximilian Kronberger. Questi, nato nel 1886, studente liceale, nel 1902 fu avvicinato per strada, a Monaco di Baviera, da George che se lo fece amico e lo introdusse nel suo circolo; per lui scrisse alcune poesie d’amore, dalle quali traspare una inclinazione omoerotica (che in seguito George dirigerà anche verso alcuni altri giovani membri del circolo), altrove sempre dissimulata. Non c’è tuttavia indicazione che questa tendenza sia andata oltre il concetto platonico di guida spirituale e di contemplazione estetica, la quale veniva praticata da George sia per convenzione sociale sia, soprattutto, per disciplina artistica. Alla morte prematura, a soli 18 anni, per malattia, di Maximin (come era chiamato da Stefan), seguì per il poeta un periodo di disperazione, durante il quale pensò anche al suicidio, poi iniziò la glorificazione del ragazzo, eretto a incarnazione dell’assoluto nelle raccolte “Maximin. Ein Gedenkbuch” (1906) e, soprattutto, in “Der siebente Ring” (Il settimo anello), del 1907, nella quale la figura di Maximin permette a George di affrontare per la prima volta il tema politico. Tema ripreso, sempre attraverso la figura di Maximin, nelle successive raccolte “Der Stern der Bundes” (La stella del patto, 1914) e “Das neue Reich” (Il nuovo regno, 1928), ove è auspicato un rinnovamento spirituale della società, in opposizione al materialismo e al militarismo imperanti. Coerentemente con questa visione, George non fu entusiasta dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e vide come una conferma delle sue idee la disfatta tedesca e la confusione del dopoguerra. In questo contesto il poeta fu visto sempre più, dai membri del circolo, come da molta gioventù tedesca, quale guida spirituale, cioè l’uomo che incarnava la dignità umana e artistica, unificando disciplina e passione, grazia e maestà, bellezza e morale. Se le idee e l’opera di George potevano certamente avere dei punti di contatto con l’ideologia nazista, egli non poteva invece, in alcun modo (alla stregua di Junger), accettare il carattere violento e brutale del regime, e reagì coerentemente emigrando in segno di protesta e distanza da esso.

Per Stefan George l’attività poetica era una missione, in aristocratica polemica con la cultura borghese, con il positivismo in filosofia e con il naturalismo in letteratura. Il poeta è per George sacerdote e maestro di una nuova mistica, che oppone il sublime eterno alla passionalità del contingente. Sul piano formale la sua scrittura tende a una pura immaterialità che si traduce in strenua, marmorea levigatezza. Così come ho detto sopra, la stessa presentazione tipografica, i caratteri, i frontespizi (presenti nei suoi libri autoeditati) assumono, come per esempio in D’Annunzio, una rilevanza stilistica. La lingua tedesca viene piegata e contorta alla ricerca di una solennità lapidaria. Ne deriva, così, una lirica oscura e armoniosa, di struggente perfezione formale.

Non è un paese per vecchi, il film.

Pubblicato su Cinema il Aprile 21, 2008 da paolacastagna

http://www.cinema.universalpictures.it/website/noneunpaesepervecchi/

Nel 1980, nel Texas meridionale, al confine con il Messico, un reduce del Vietnam si imbatte, mentre sta cacciando antilopi nella prateria, in un convoglio di jeep colme di cadaveri, di droga e di soldi. Prende i soldi e decide di tenerseli, ma diventa subito la preda di una spietata partita di caccia: inseguito dai trafficanti, da uno sceriffo vecchia maniera, nonché dal solitario Chigurh, un assassino psicopatico munito di una pistola da mattatoio, Moss tenta disperatamente di sfuggire a un destino inevitabile, coinvolgendo, per ingenuità, la giovanissima moglie Carla.

Bellissima la scena dello sceriffo sulla porta del Motel, controluce, nell’ombra che segue l’uomo, anticipando i suoi passi-pensieri. Ottima la fotografia e da sogno (oniriche) le atmosfere.

Sono tutti ’spietati’ in questo film. Piace, non piace, poco importa per la sua comunque indiscutibile riuscita. Adattamento del romanzo omonimo di Cormac McCarthy, riflessione sull’intervento del destino nelle umane vicissitudini, argomento che lo statunitense affronta spesso, “Non è un paese per vecchi” è una pellicola imperniata sulla violenza e infatti si apre con una scena di caccia. Ben presto, però, come ho detto sopra, il cacciatore, Llewelyn Moss (Josh Brolin), si trasforma in preda dopo aver deciso di appropriarsi di una valigia piena di soldi ritrovata sulla scena di una sparatoria finita in eccidio. E’ così che comincia a scappare da un killer determinato quanto psicopatico: Chirugh (un grandissimo Javier Bardem). Sia il romanzo che il film tratteggiano il personaggio del killer descrivendolo mentre uccide: piuttosto sopra le righe, capello lungo con la riga di lato, sguardo fisso e un sangue freddo assoluto, unito a una certa dose di humor, Chirugh se ne va in giro per il Texas con una bombola piena di aria compressa che fa funzionare la sua pistola da mattatoio.

A ricordo di Pippa Bacca

Pubblicato su Arte, Informazioni, Notizie il Aprile 13, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Sabato prossimo inaugurerò una mia mostra di pittura alla Galleria Portfolio Artecontemporanea di Senigallia (Ancona). L’evento sarà dedicato alla memoria di mia cugina “Pippa Bacca”. Vi aspetto.

19 aprile - 3 maggio “ELOGIO ALLA DIVERSITA’”, poesie e opere pittoriche di Gian Ruggero Manzoni.

Appuntamenti:
19 aprile alle ore 18:30 inaugurazione - 3 maggio alle ore 18:30 lettura poetica di Gian Ruggero Manzoni.

Orari di apertura al pubblico:
- in via f.lli Bandiera, 26: dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 20.00
- in via Fagnani, 3: dalle 18.30 alle 20.00
Per visite al di fuori degli orari indicati si prega di telefonare allo 071-64721

Direzione Artistica: Paola Casagrande Serretti

Per saperne di più clicca qui:
http://galleriaportfolio.it/

Con grande tristezza vi comunico che il corpo di mia cugina “Pippa Bacca” è stato ritrovato

Pubblicato su Arte, Informazioni, Notizie il Aprile 10, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Pippa Bacca (Giuseppina Pasqualino di Marineo) giovane artista italiana nipote di Piero Manzoni è stata uccisa in Turchia da un balordo. Era partita per una performer artistica inneggiante alla pace e alla fiducia fra gli uomini e da un uomo è stata uccisa. Altro non aggiungo. Sempre più difficile diventa sperare e sempre più mi rendo conto del come si muova il mondo. Grazie a tutti coloro che mi hanno inviato mail e messaggi. Lunedì il corpo tornerà in Italia. La Famiglia organizzerà una mostra ricordando Pippa. A lei il mio bacio.