Ringrazio Franco Cenerelli per avermi messo a disposizione questo singolare documento storico. GRM

IL LIBERO FASCISMO (documento risalente, approssimativamente, al 1924)
Come è sorto
Il Movimento Libero Fascista è stato generato dal cozzo, violentissimo e doloroso, tra la concezione diciannovista del fascismo e la pratica del governo e del partito dopo la Marcia su Roma. Dall’antitesi, che non poteva essere più brutta, tra quello che il fascismo doveva essere, quando iniziò la sua battaglia, e quelle che ha saputo fare nel primo anno di governo e di dominazione, hanno tratto origine alcuni movimenti di sincera fedeltà alle direttive originarie di aperta ribellione alla prassi nazionalfascista. Dappertutto nella penisola e nelle isole, dove il fascismo ebbe sino dalle origini uomini onesti e convinti della bontà della causa, questi si sono a mano a mano staccati dalle organizzazioni di Mussolini o si sono appartati o si sono riuniti ed organizzati sotto diversi nomi. Ma tutti, dalle Alpi alla Sicilia, sono stati indotti a lasciare le vecchie bandiere e a rompere i ponti con il partito ufficiale dalla ripugnanza ad accostare — dopo la vittoria e la conquista del potere — un grido diverso da quello degli inizii, da quel credo che infiammò i primi manipoli e fece incontrare come bella la morte a non pochi giovani. Nelle Marche, come nelle altre regioni, non sono mancati giovani ardenti e generosi i quali, già dai primi mesi del 1923, gettarono un grido di alle armi contro le deviazioni del fascismo. Il permanere della violenza dopo che si era vinto (chi dei veri fascisti poteva approvare l’assassinio dello avversario, che più non combatteva, le bastonature, le ignobili somministrazioni di olio di ricino, di arresti in massa?), la costituzione di una milizia di parte, la corsa sfrenata alle cariche ed ai posti lucrosi, l’affarismo dilagante (specie nelle alte sfere), l’imbottigliamento degli operai e dei contadini a favore degli industriali e degli agrari, la legislazione di sacrificio pei ceti proletari e piccolo borghesi e di privilegio per ceti capitalistici e plutocratici, tutto ciò non poteva non aprire gli occhi ai fascisti o almeno a quelli tra i fascisti che, oltre alla fede, avevano la coscienza del fine da raggiungere. Abituati alla disciplina, convinti che senza il cilicio quella fine non si sarebbe potuta raggiungere, i fedeli al primo vangelo fascista attesero lunghi mesi che Mussolini ed i suoi luogotenenti mutassero rotta e riprendessero a navigare verso le mete promesse. E nell’attesa non rimasero inerti, animati da un immenso desiderio di bene, si prodigarono ad impedire o a rimediare le malefatte di certi individui piovuti nel fascismo col fine di trarre dall’altrui disinteressato sacrificio personali vantaggi; nelle pubbliche amministrazioni combatterono di continuo perché non si ritornasse ai deprecati sistemi delle clientele, e delle consorterie di anteguerra, nelle assemblee; del partito, e nelle pubbliche piazze, rievocarono ad ogni occasione il programma diciannovista, ammonendo essere dovere del fascismo vincitore realizzare ciò che aveva prima chiesto a gran voce. Ma inutilmente! La gran criccarchia sedente a Roma, le criccarchie figlie pullulate in tutte le città grandi e piccine e nei villaggi non potevano tollerare che voci moleste disturbassero il lavoro dei mille e mille avventurieri, intenti a fare la propria rivoluzione! E il Duce non poteva permettere che alcuno dei gregari ardisse denunciare il baratto del fascismo; lui che di baratti ne ha parecchi sulla coscienza! Le voci, tutte le volte che si levarono, vennero soffocate; i ribelli furono puniti: Palazzo Chigi era l’ostello di una nuova coorte medioevale.
A che mira
I liberi fascisti, mettendosi fuori e contro il partito ed il governo, non hanno mutato le proprie idealità. Era logico ed inevitabile che i gregari onesti e coscienti si rifiutassero di seguire Mussolini nel suo nuovo cammino reazionario. Dal raffronto tra le parole e gli iscritti del Mussolini nel ’19, del ’20, del ’21 e le opere del Mussolini Capo del Governo padrone della situazione italiana scaturisce necessaria questa constatazione: Mussolini e il suo partito anche oggi si chiamano e si dichiarano fascisti, ma l’abisso, che separa il fascismo da quello originario, è infinitamente più grande della distanza che corre tra una corona di Re e un berretto grigio. Conseguentemente i fascisti fedeli al programma degli inizi debbono essere — oggi — contro Mussolini ed il suo partito. Oggi come nel ’19, nel ’20, nel ’21 gli appartenenti al movimento libero fascista dichiarano di amare la Patria e di volerla servire anche a prezzo dei più grandi sacrifici. La difesa dell’ultima guerra nazionale può dirsi — come atto interno — compiuta; di fronte all’estero non è lecito sperare che sia più possibile riparare i molteplici errori commessi dal Novembre 1918 in poi. La valorizzazione della vittoria pure si può dire che sia ottenuta, una volta che tutto il popolo ha compreso che era un errore suicida il bestemmiare il risultato del propio travaglio sanguinoso. La subordinazione — che sia di diritto o di fatto non importa distinguere — del potere legislativo all’esecutivo è contrario ai sistemi moderni di reggimento ed ha per frutto la fine delle libertà popolari e lo stabilimento delle tirannie.
[seguono tre righe cancellate con inchiostro tipografico]
La scuola deve servire a formare buoni cittadini, perciò deve essere controllata dallo Stato e non lasciata in balia dei partiti o delle organizzazioni religiose.
La difesa esterna del paese è affidata all’Esercito, alla Marina ed alla Aereonautica; la difesa interna dello Stato non deve essere commessa ad altre forze che quelle di polizia. E, poiché polizie borboniche potevano essere adatte ai regimi borbonici, ma non possono essere degne di un popolo libero e civile, le leggi di pubblica sicurezza vanno modificate nel senso che la libertà del cittadino è cosa e non deve mai essere calpestata per i fini della parte politica che detiene il governo.
Il monopolio delle organizzazioni del lavoro è un assurdo: un assurdo giuridico ed economico. I liberi fascisti non hanno che da riportarsi al programma dei fasci italiani di combattimento. In tema di movimento operaio esso era così formulato.
I fasci manifestano la loro simpatia ed il loro proposito di aiutare ogni iniziativa di quei gruppi di minoranza del proletariato che sanno armonizzare la difesa della classe operaia coll’interesse della Nazione. E nei riguardi della tattica sindacale consigliano il proletariato di servirsi, senza predilezione particolare e senza esclusivismi aprioristici, di tutte le forme di lotta e conquista che assicurino lo sviluppo della collettività ed il benessere dei singoli produttori.
La resistenza e l’opposizione alle degenerazioni teoriche e pratiche del socialismo politicante ci sono state e sono state efficaci. Ora non è più questione di resistere ed opporsi al socialismo: il danno e la vergogna vengono dal fascismo e dai suoi dirigenti.
I liberi fascisti dichiarano di avere sempre inteso che la finalità più alta da raggiungere dal fascismo era libertà saggiamente limitata per il singolo cittadino secondo le inderogabili esigenze della collettività nazionale, ma non strozzata per una grande quantità di cittadini (non fascisti) a vantaggio di una minoranza (fascisti). La libertà è il bene più grande dell’uomo ed è veramente insano il pensiero di Mussolini di voler imporre un regime di tirannia ad un popolo, che ha lottato un secolo per essere libero. La libertà è il fine della legge stessa: gli uomini debbono obbedire le leggi per potere essere liberi. O forse il «trasmutabile per mille guise» si illude di poter ridurre gli uomini ad obbedire le leggi per poter essere servi?
Un popolo libero deve essere repubblicano.
Tutti i cittadini debbono essere uguali dinnanzi alla legge: dopo la rivoluzione francese è anacronistico ed è stolto pretendere di assegnare i diritti e i doveri degli uomini in diversa misura.
Nelle competizioni e nelle lotte dei cittadini sia nel campo economico sia nel campo politico lo Stato non deve per principio intervenire: solo, quando le competizioni e le lotte trasmodino e la tranquillità e la sicurezza generale siano minacciate, è lecito anzi doveroso l’intervento dello Stato. Ma, poiché lo Stato è la società giuridicamente organizzata per la tutela del diritto, l’intervento deve essere sempre del diritto stesso dalla collettività nazionale, mai per favorire un gruppo di cittadini.
I fasci non sono apriori per la lotta di classe né per la cooperazione di classe. L’una e l’altra tattica devono essere impiegate a seconda delle circostanze La cooperazione di classe si impone quando si tratta di produrre; la lotta di classe o di gruppi è inevitabile quando si tratta di dividere. Ma la lotta di classe non può spingersi fino ad assassinare la produzione.
II sistema tributario dello Stato deve essere riformato con l’applicazione dell’imposta progressiva.
Il pubblico denaro è così sacro e deve essere speso solo per fini di pubblica utilità e con le opportune cautele e con i necessari controlli.
Tattica e mezzi d’azione
Per la tattica da adottare in difesa del programma sopra enunciato, l’associazione dei liberi fascisti mantiene il contatto e l’accordo caso per caso con tutti quei gruppi o partiti che si battono sullo stesso suo terreno di opposizione a Mussolini ed al suo partito.
L’associazione dei liberi fascisti non è legalitaria ad ogni costo; né illegalitaria a priori: in tempi morali, mezzi normali, in tempi anormali, mezzi adatti alle circostanze.
Ordinamento dell’Associazione dei Liberi Fascisti
1° — Gli iscritti all’associazione sono ripartiti in gruppi. Per costituire un gruppo occorrono almeno 10 iscritti.
2° — Ogni gruppo è diretto da un segretario capogruppo. I fondi di ogni gruppo vengono conservati e amministrati da un segretario amministrativo, il quale dipende dal capogruppo. Il Capogruppo ed il segretario amministrativo vengono eletti dal gruppo riunito in assemblea.
3° — I Capigruppi, riuniti a congresso, eleggono il consiglio generale della associazione, il quale è composto di nove membri. Il Consiglio generale ha la direzione dell’Associazione: deve attenersi alla direttiva stabilita dal congresso. Il consiglio generale elegge nel proprio seno il segretario generale della Associazione e il segretario amministrativo del consiglio generale. Il segretario generale traduce in atto i deliberati del consiglio generale: nei casi d’urgenza agisce, sottoponendo in seguito il proprio operato all’esame e al giudizio del consiglio. Il segretario amministrativo del consiglio generale conserva ed amministra fondi a disposizione del consiglio stesso: dipende dal segretario generale dell’associazione.
4° — Gli eletti alle varie cariche durano in carica un anno.
5° — Gli eletti alle varie cariche debbono in tutti i loro atti mantenersi fedeli ai deliberati delle assemblee e del congresso. Le assemblee e il congresso sono gli organi sovrani dell’Associazione: essi sono competenti a decidere qualunque questione.










