Johan August Strindberg nacque a Stoccolma nel 1849. Fu un importante scrittore, drammaturgo e artista. Per la vastità e la rilevanza della produzione il suo nome viene affiancato a quello del norvegese Henrik Ibsen, quindi è da considerarsi autore all’apice della tradizione letteraria scandinava nonché da inserirsi tra i massimi letterati del mondo. La vita di Strindberg fu tumultuosa, tessuta di esperienze complesse e scelte radicali e contraddittorie, a tratti rivolta contemporaneamente a molteplici discipline, non direttamente attinenti alla figura ufficialmente letteraria dell’autore: scultura, pittura e fotografia, chimica, alchimia, teosofia, sintomi di una rottura intima del proprio animo con la dimensione convenzionale del tempo e del vivere, dunque elementi reciprocramente contaminati nell’atto creativo e fondamentali per la sua interpretazione. Suo padre Carl Oskar Strindberg era d’estrazione piccolo borghese, faceva il commissionario di battelli a vapore, sua madre, Eleonora Ulrika Norling, era una cameriera (racconterà la storia della sua famiglia ne Il figlio della serva). Strindberg si diplomò nel 1867, intraprendendo gli studi di filologia e medicina, per finanziare i quali si mantenne per un periodo insegnando in una Folkskola. Tentata e fallita la via di una carriera come attore, nel 1870 decise, finalmente, di iscriversi all’Università di Uppsala, iniziando a sperimentare la creazione letteraria. Però le condizioni economiche lo costrinsero, dopo soli due anni, ad abbandonare gli studi e a ritornare nella capitale dove, nel 1874, poté lavorare come giornalista per il quotidiano Dagens Nyheter e, soprattutto, accedere alla mansione di bibliotecario nella Biblioteca Reale (Kungliga Biblioteket) fino al 1882. Nel 1877 si sposò con la finnosvedese Siri von Essen, dalla quale ebbe i figli Karin, Greta e Hans. L’esordio vero e proprio come scrittore e drammaturgo avvenne nel 1879 con l’uscita de La Camera Rossa, mentre l’opera Maestro Olof , concepita già nel 1871, che attirò costantemente le aspettative di Strindberg, venne respinta dai teatri e dovette attendere il 1881 per essere rappresentata. Negli anni successivi scrisse un’opera storica, Il popolo svedese (1881), e il romanzo Il nuovo regno (1882). Queste opere furono composte in stile realista e criticavano violentemente le istituzioni sociali. Venne, così, fortemente discusso e accusato di antinazionalismo da sentirsi motivato a trasferirsi a Parigi (1883) e, più tardi, in Svizzera. Assieme a Siri e ai bambini raggiunse la comunità scandinava di artisti di Grez. Durante il soggiorno all’estero continuò a scrivere e a pubblicare romanzi autobiografici come Sposarsi (1884-1886), appunto Il figlio della serva (1886) e Apologia di un pazzo (1886-1887), le pièce teatrali Il padre (1887) e La signorina Giulia (1889) e altri romanzi oltremodo polemici come Utopie nella realtà (1885). La prima parte della raccolta di novelle Sposarsi suscitò le accuse di blasfemia che alimentarono il cosiddetto Processo-Giftas (Giftas-Processen). Altri lavori valsero a Strindberg l’etichetta di misogino in tutta l’Europa. Nietzsche e l’adesione al ’superomismo’ favorirono l’evoluzione della sua poetica oltre il positivismo. Frutto della nuova influenza furono i drammi Paria (1889) e Samun (1889), e il romanzo Sul mare aperto (1890). Fino al 1889 rimase lontano dalla patria. Un lungo periodo durante il quale la relazione con Siri von Essen si compromise fino a giungere a una tensione paragonabile a quella incarnata dai personaggi femminili delle sue opere. In seguito si risposò altre due volte, ma entrambi i matrimoni si conclusero dopo breve tempo. La crisi successiva (1896-1897), tra ossessioni e occultismi vari, è espressa in Inferno (1897) e Leggende (1897-1898). Lo studio della filosofia di Swedenborg restituì a Strindberg un certo equilibrio interiore, che rese possibile il suo ritorno all’attività drammaturgica. Scrisse i capolavori Verso damasco (1898-1901), Danza di morte (1901), Il sogno (1902). Oltre ai drammi Avvento (1898), Delitto e delitto (1899) e Pasqua (1901). Nemico di ogni ordinamento e valore tradizionale, scatenò la sua polemica e invettiva nei romanzi Stanze gotiche (1904) e Bandiere nere (1904). E negli articoli poi raccolti in Discorso alla nazione svedese (1910), Lo stato popolare (1910), Rinascita religiosa (1911). Sono scritti in cui riprese in forma più matura il socialismo della giovinezza, non salvando nulla dei valori cari alla borghesia. Nel 1907 fondò col regista A. Falk il Teatro Intimo, per il quale scrisse: La sonata degli spettri , Il pellicano , Maltempo, La casa bruciata , L’isola dei morti . Sono drammi che inaugurarono un nuovo stile di recitazione e riproposero il tema del viaggio come avvio verso la morte. L’ultimo dramma fu La grande strada maestra (1909). Dal teismo di tendenza cattolica, Strindberg tornò alla religione protestante e a un socialismo rurale che indicava nei contadini i creatori della ricchezza. Morì a Stoccolma nel 1912. Ai suoi funerali si formò un corteo spontaneo di operai; questo perché negli ultimi anni della sua vita egli supportò la loro causa.









