Archivio per Settembre, 2008

Marte

Posted in Foto, Informazioni, Magie, Notizie on Settembre 29, 2008 by paolacastagna

Marte (greco: Ares) è il dio della guerra. Probabilmente il pianeta ha ricevuto questo nome per via del suo colore rosso; talvolta Marte è indicato con l’espressione Pianeta Rosso… (una nota interessante: il dio romano Marte era una divinità dell’agricoltura, prima di essere associato con il greco Ares.) Il nome del mese di marzo deriva da Marte. Marte è conosciuto fin dai tempi preistorici. La prima sonda che ha visitato Marte fu il Mariner 4 nel 1965. Seguirono molte altre sonde, tra le quali i due landers Viking nel 1976. Quindi, ponendo termine a una ventennale interruzione, il Mars Pathfinder è giunto felicemente su Marte il 4 luglio 1997. L’orbita di Marte è notevolmente ellittica. Una conseguenza di ciò è una variazione di temperatura di circa 30 gradi tra l’afelio e il perielio. Tutto questo ha una grossa influenza sul clima marziano. Mentre la temperatura media su Marte è di circa 218 K (pari a -55 C), le temperature alla superficie variano ampiamente dai 140 K (-133 C) al polo nella stagione invernale ai quasi 300 K (+27 C) durante le giornate estive. Sebbene Marte sia molto più piccolo della Terra, l’area della sua superficie è più o meno la stessa dell’estensione della terraferma sulla nostro pianeta. Se si esclude la Terra, Marte ha il territorio più vario e interessante di tutti i pianeti terrestri, e in parte è davvero spettacolare:
- Monte Olympus: la più grande montagna del sistema solare, che di eleva per 24 km al di sopra della pianura circostante. La sua base ha un diametro di oltre 500 km ed è orlata da un dirupo alto 6 km.
- Tharsis: un vasto altopiano sulla superficie di Marte che si stende per circa 4.000 km ad un’altitudine di 10 km.
- Valles Marineris: un sistema di canaloni lungo 4.000 km, la cui profondità varia da 2 a 7 km.
- Hellas Planitia: un cratere da impatto nell’emisfero meridionale, profondo 6 km e con un diametro di 2.000 km.
La maggior parte della superficie marziana è assai antica e craterizzata, ma ci sono anche valli tettoniche, creste montuose, colline e pianure molto più giovani. L’emisfero meridionale di Marte è costituito soprattutto da antichi altopiani craterizzati, in un certo modo simili a quelli della Luna. Al contrario, la maggior parte dell’emisfero settentrionale è formato da pianure che sono più giovani, meno elevate e hanno una storia più complessa. Sul confine fra le due zone sembra esserci un brusco cambiamento di altitudine. Le ragioni di questa dicotomia globale sono sconosciute (alcuni ipotizzano che sia dovuta a un gigantesco impatto verificatosi subito dopo la formazione del pianeta). Di recente alcuni scienziati hanno cominciato a chiedersi innanzitutto se la brusca elevazione esista davvero: il Mars Global Surveyor dovrebbe risolvere la questione. Ci sono indizi molto evidenti di erosione in tanti luoghi di Marte, tra questi vi sono ampi sistemi di fiumi grandi e piccoli. Evidentemente un tempo c’era acqua sulla superficie: forse c’erano laghi molto estesi e perfino oceani. Ma sembra che questo si sia verificato solo brevemente; l’età dei canali di erosione è stimata attorno ai 4 miliardi di anni fa. Anticamente Marte era molto più simile alla Terra. Come per la Terra, quasi tutta la sua anidride carbonica è stata usata nella formazione di rocce carbonate. Ma poiché, a differenza della Terra, è privo della tettonica a zolle, Marte è incapace di reimmettere parte di tale anidride carbonica nell’atmosfera e così non può generare un significativo effetto serra. La superficie marziana è perciò molto più fredda di quella che avrebbe avuto la Terra alla stessa distanza dal Sole. Il mito della “Faccia di Marte” nasce nel 1976 quando in una delle centinaia di immagini riprese dagli orbiter dei Viking, fra le alte Terre di Arabia e le basse pianure del nord, in una regione denominata Cydonia, i ricercatori del JPL notarono delle misteriose strutture una delle quali, in particolare, somiglia incredibilmente ad un volto umano. Adoro questo pianeta, vuoi per la vicinanza col dio della guerra, vuoi per il bello che la natura ha creato…

Rifiutò l’Oscar per protesta…

Posted in Cinema, Informazioni, Maestri, Magie, Notizie, Poesia on Settembre 27, 2008 by Gian Ruggero Manzoni

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E’ morto uno fra gli ultimi miti del grande schermo: Paul Newman,
ricordiamolo, anche, per un mondo epico che se ne sta andando definitivamente.

La potenza evocativa dei serbi… ecco da dove la loro arcaicità (a momenti molto pericolosa)

Posted in Arte, Foto, Magie, Tradizioni on Settembre 25, 2008 by Gian Ruggero Manzoni

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Balkan Erotic Epic dell’artista slava Marina Abramovic si ispira a riti pagani serbi che usavano il sesso per propiziarsi gli elementi e sedurre gli dei. Questa serie nacque a metà degli anni novanta, periodo della guerra nei Balcani, e fu ispirata dal dolore dell’artista nel vedere la patria martoriata dal conflitto. A differenza di molti lavori precedenti, in cui la performer metteva a dura prova la propria resistenza fisica, “Balkan Epic” sembra talmente carica di sofferenza da non avere bisogno di atti estremi per essere spiegata. Essa è sicuramente uno dei momenti più simbolici ed evocativi della produzione di Abramovic. In “Balkan Erotic Epic” è il tema dell’energia a fare da padrone. Esso era già stato affrontato in “Tesla Urn”, ma qui viene legato al senso primordiale di un’energia corporea e carnale, in poche parole erotica. L’opera, proiettata su diversi schermi, è divisa in tre parti: nella prima delle donne corrono sotto la pioggia alzando a turno le vesti e mostrando il pube al cielo; nella seconda degli uomini distesi nell’erba fecondano la terra stessa; nella terza un gruppo di uomini in fila, vestiti in abiti folkloristici, sta immobile con il pene in erezione, mentre di fronte, un’icona del cinema serbo intona canzoni patriottiche. Marina Abramovic ci riporta all’eros come valore di una legge universale che muove il pianeta in quanto fonte di vita ed energia, oggi seppellita sotto i molteplici veli delle inibizioni. In questo lavoro la nudità del corpo corrisponde alla verità, l’esposizione di questa nudità come mezzo per la sopravvivenza della popolazione corrisponde al potere del popolo di auto-gestirsi, di vivere di se stesso e della Terra che lo ha generato . L’aver coperto di vestiti il corpo corrisponde all’aver nascosto la verità sotto innaturali impalcature. L’aver sottratto l’energia erotica al popolo è stato soggiogarlo, piegare la sovranità del corpo alla ben più misera e falsa sovranità dello stato, uno stato che basa il suo potere sull’impotenza del singolo e sulla dominazione attraverso il senso di colpa e di vergogna. Oggi l’erotismo coperto dalla macchia della vergogna sembra liberarsi solo attraverso la pornografia. In realtà, paradossalmente, è esattamente il contrario. La pornografia è il frutto di una società dominata dal senso di colpa dove solo con il sesso mercificato si possono appagare le nostre pulsioni senza un contatto diretto e quindi senza il peccato. La pornografia quindi sembra sfidare i tabù, in realtà anch’essa fa parte a tutti gli effetti di una società basata sull’inibizione del sesso ed è la naturale conseguenza di tutta una storia di vergogne e proibizioni. La pornografia scolorisce ancora di più il senso degli atti carnali, non rendendo loro il carattere sovversivo e di energia pura che invece gli è proprio. La sofferenza nei confronti delle vicende della sua terra ha portato l’artista a esprimere non più un corpo trascendente ma un corpo carnale. Esso soffre, gode, la sua energia è lontana dal dualismo corpo-spirito ed è vicina a una più bassa e ancestrale concezione di materia. “Balkan Erotic” è l’elegia di un popolo legato alla sua terra in un amplesso continuamente rinnovato da riti pagani ed agrari, dove il corpo erotico interagisce con gli elementi della terra per tentare di soggiogarli seducendoli. Così le donne corrono invasate sotto la pioggia, usano il proprio erotismo per calmare la tempesta. Con il suo corpo la donna è in grado calmare la natura caotica (associata alla maschilità, che agisce di sola forza) e di domarla rendendola feconda e non distruttiva. Atto complementare a quello femminile è quello maschile del coito con la terra . Ha di sicuro un carattere antitetico invece il terzo video, dove l’immobilità degli uomini che vestiti di tutto punto ci mostrano la loro potenzialità erotica con tanto orgoglio, si contrappone all’energia vitale con la quale invece le donne si mostrano nel video precedente. Questi uomini, invece di impressionarci, come sembrano voler fare, ci rendono partecipi della loro vulnerabilità e l’inutilità del loro gesto rivela la fragilità del loro essere virili senza uno scopo.

Dalle tombe etrusche: il giaciglio…

Posted in Informazioni, Magie, Notizie, Tradizioni on Settembre 23, 2008 by paolacastagna

IL LETTO DEL MORTO

Tipo di letto funebre attestato nella pittura vascolare, dove veniva adagiato il defunto prima di essere sepolto nella tomba.
Il piano inferiore era utilizzato per appoggiare i portaprofumi, i portaunguenti e i trucchi che servivano per il trattamento di purificazione del corpo.

Il “poeta” Achmàtova…

Posted in Letteratura, Maestri, Poesia on Settembre 20, 2008 by paolacastagna

Anna Andreevna Gorenko nasce il 23 giugno 1889 a Bol’šòj Fontàn, un elegante suburbio di Odessa, come terza di cinque figli. Il padre, ingegnere meccanico di marina, si trasferisce prima nei sobborghi di Pietroburgo, a Pavlovsk, e poi a Càrskoe Selò. A cinque anni Anna parla perfettamente il francese, a dieci supera una grave malattia, a undici scrive la sua prima poesia. Nel 1903 comincia la storia sentimentale con il poeta Nikolàj Gumilëv. Gumilëv è innamorato a tal punto di lei da tentare il suicidio per superarne le resistenze. Nel 1905 i genitori si separano. Anna si trasferisce a Kiev. Qui, nel 1907, termina il liceo e si iscrive alla facoltà di Legge. Nel frattempo compone e quando manifesta il suo desiderio di pubblicare il padre le suggerisce di scegliersi uno pseudonimo letterario; la scelta ricade sul nome della bisnonna materna, Achmàtova. Nel 1910 Gumilëv sposa Anna e l’anno seguente fonda con Gorodeckij lo “Cech Poetov”, la Corporazione dei Poeti, da cui prenderà vita il movimento Acmeista. La prima poesia di Anna è datata 1900, la prima pubblicata ( … sulla rivista parigina “Sirus”, edita da Gumilëv) è del 1907. La prima raccolta di versi, “Sera” , esce nel 1912. Nello stesso anno il “poeta” (come si definiva) si reca a Parigi dove conosce Amedeo Modigliani, che la ritrasse in numerosi disegni eseguiti a memoria, di cui uno è conservato a S. Pietroburgo . Anna è in attesa del suo unico figlio, Lev, mentre Gumilëv è assente, impegnato in remoti viaggi di esplorazione in Etiopia. La produzione poetica continua fervida negli anni seguenti: nel 1914 pubblica il secondo libro, “Rosario”; con esso ottiene una vastissima popolarità. Nel 1917 esce “Stormo Bianco”, la sua terza raccolta. L’anno seguente divorzia da Gumilëv, partito volontario per il fronte; così finisce un rapporto importante che le segnerà per sempre la vita e la produzione. Dopo il divorzio, lavora alla biblioteca dell’Istituto di Agronomia e, nel 1918, sposa il poeta e assirologo Vladimir Šilejko, uomo patologicamente geloso e possessivo; questa unione terminerà nel 1921, anno di pubblicazione di “Piantaggine” e, a breve distanza, usciranno anche “Proprio sul mare” e “Anno Domini” (1922). Gumilëv, che nel frattempo si era risposato, è accusato di aver preso parte a un complotto sovversivo monarchico e viene fucilato il 25 agosto 1921. L’Achmàtova era vista come ex-moglie di un poeta controtivoluzionario; inoltre negli anni fra il 1917 e il 1921 non si era espressa in alcun modo riguardo all’adesione alla Rivoluzione Bolscevica, pur scegliendo di non emigrare, perciò si ritrova isolata intellettualmente e socialmente, in una Russia che non la condanna ufficialmente, ma che comunque le è palesemente ostile e in cui, fino al 1940 – anno di uscita della raccolta “Da sei libri” – non vengono più stampate o ristampate le sue opere. Nel 1925 nasce una nuova infelice relazione con Nikolàj Punin, critico e studioso d’arte; la poetessa si trasferisce (a causa della crisi degli alloggi) alla casa della Fontanka a Leningrado, dove convive con lo studioso, la sua ex moglie, la di loro figlia e Lev. La situazione familiare è innegabilmente difficile. Si ha infatti un’interruzione dell’attività poetica, che si protrae fino alla fine degli anni Trenta. Nel 1938 riprende a poetare, dopo la separazione da Punin, ma il 13 marzo di quell’anno suo figlio viene arrestato e condannato a morte – condanna poi commutata in deportazione – causa (presunta) il cognome del padre. Anna si reca, come molte madri russe, al carcere delle Croci tutti i giorni, per avere notizie di Lev. Da qui nasce il poemetto “Requiem”, che le migliori amiche provvidero a memorizzare, certe dell’intolleranza del governo a quel genere di lirica. Alla vigilia della seconda guerra mondiale scrive “Nell’anno quaranta”. Nel 1941 incontra la poetessa Marina Cvetaeva e con lei inizia uno scambio epistolare. Nel 1941 la Germania invade la Russia. Stalin ricorre a tutti quei nomi che, da tempo in disgrazia, potevano tornare utili, così che anche la poetessa parla alla radio per riunire il popolo russo contro la minaccia hitleriana. Nel frattempo il nemico avanza. Anna viene evacuata, insieme con altri intellettuali, da Leningrado a Taskènt. Qui scrive “Luna allo zenit”. Il tema centrale della produzione poetica di questo periodo diviene la guerra. Compone anche “Elegie del Nord” (1942-43). Nel 1944 torna a Leningrado, nella casa della Fontanka. La composizione “Poema senza eroe” si delinea nel 1942, ma la sua lavorazione continuerà fino al 1962. Nello stesso anno il figlio Lev viene liberato perché costretto ad arruolarsi nell’Armata Rossa; raggiunse la madre solo alla fine della guerra. In questo periodo Anna riprende a pubblicare su diverse riviste. Lev verrà arrestato di nuovo nel 1949, e la risonanza di una breve relazione di Anna con il primo segretario dell’ambasciata inglese Isaiah Berlin, resa pubblica dal giornalista Randolph Churchill (figlio di Winston), portano all’espulsione della poetessa dall’Unione degli Scrittori Sovietici così da sprofondarla, di nuovo, in un oscuro isolamento. Nel 1950, terrorizzata dal pensiero che il figlio potesse venire ucciso, scrive – su consiglio di alcuni amici – quindici liriche dedicate a Stalin. Lev fu infatti risparmiato – molto probabilmente grazie a questo escamotage - e venne liberato tre anni dopo la morte del dittatore. Nel 1964 la poetessa riceve il permesso di lasciare la Russia per venire insignita, in Sicilia, del premio “Etna-Taormina”. L’anno seguente, presso l’Università di Oxford, riceve la laurea honoris causa in Lettere Moderna. Le associazioni culturali russe la riabilitano come una dei massimi poeti sovietici del secolo. Nel 1965 esce una nuova raccolta di poesie, “La corsa del tempo”, che contiene fra l’altro le liriche dei sui ultimi anni e la prima parte del trittico “Poema senza eroe”. L’ultima produzione di Anna comprende un centinaio di liriche, sparse in frammenti, e i cicli “La rosa di macchia fiorisce” e “Un serto ai morti”. Il “poeta” Achmàtova muore di una crisi cardiaca a Domodedovo (Mosca) il 5 maggio 1966.

 

ULTIMO BRINDISI

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
a un mondo crudele e rozzo,
a un Dio che non ci ha salvato. 

-

Già ha coperto la follia
metà dell’anima con la sua ala
e un vino di fuoco mesce
e chiama in una valle nera;
e io ho compreso che devo concederle la vittoria,
dando ascolto al mio delirio
come se fosse ormai di un altro.
E nulla consentirà che io porti via con me
(per quanto possa implorarla
e annoiarla con le preghiere):
né gli occhi del figlio
impietrito dal dolore
né il giorno in cui venne la bufera
né l’ora dell’incontro in prigione
né il dolce refrigerio delle mani
né le ombre scosse dei tigli
né, come un lontano suono lieve,
le parole dei conforti estremi.

Un altro tattoo di GRM

Posted in Arte, Foto, Informazioni, Notizie on Settembre 17, 2008 by paolacastagna

 

 

 

 

 

 

Come promesso una volta al mese vi parlerò dei tatuaggi di GRM e del rapporto che hanno con la nostra tradizione. Nell’uomo, la mano è l’organo prensile che si trova all’estremità del braccio, collegato a questo tramite il polso. Comprende cinque dita, che costituiscono la parte più predisposta al senso tattile. La mano è il primo strumento dell’uomo, ed è anche modo di espressione quando aiuta la parola o la sostituisce tramite il linguaggio dei segni. Secondo Darwin, la mano è l’organo che distingue l’uomo dagli altri primati, e l’uomo non avrebbe mai raggiunto il suo posto predominante nel mondo senza l’uso delle mani. Infatti a differenza degli altri primati la mano dell’uomo ha acquistato la capacità di opporre il pollice all’indice ed alle altre dita; in tal modo il movimento delle dita è molto più preciso e la presa è più solida. Il filosofo Engels ha dato a questo aspetto una connotazione politica, nel saggio intitolato “Del ruolo della mano nella trasformazione dalla scimmia all’uomo” la mano diventa  sinonimo di lavoro e di dignità. Le mani denotano anche un’appartenenza a una classe sociale: le mani curate delle professioni intellettuali contrapposte a quelle “callose” degli operai. Ma torniamo a noi; dopo avervi presentato in un post precedente il Sacro Cuore di Gesù che GRM ha tatuato al centro del petto, ora è venuto il momento delle mani che ha tatuate sulle braccia. Sono quella di Dio (tatuata sull’avambraccio destro, con tanto di Croce all’interno , Occhio Divino e raggi) e quella del Re (tatuata sull’avambraccio sinistro, con tanto di corona e spada posta all’interno). Queste due mani sono il simbolo di riconoscimento di chi ha militato nella Legione Straniera, sia in quella spagnola (detta il Tercio) sia in quella francese (detta la Bandera) sia in quella portoghese; corpi  franchi smobilitati da un qualche anno perché considerati dall’Unione Europea anacronistici (perché non esiste più un colonialismo di rilievo europeo) nonché ricettacoli di criminali o terroristi latitanti che nella Legione trovavano asilo senza che la giustizia potesse fare il suo corso. La mano destra, quella di Dio, è quella che uccide, la mano sinistra, quella del Re, è quella che governa. Quindi si uccideva benedetti da Dio (la divinità ovviamente Cristiano Cattolica) e si teneva in mano il potere in nome del Re (ovviamente il Re era metafora di quel Governo in carica, anche Repubblicano, che inviava la Legione là dove necessitava). GRM non ha militato nella Legione, ma a fianco dei legionari francesi ha avuto modo di trovarsi su alcuni scenari bellici. Per ricordare quelle parentesi di vita e per omaggiare la Legione, GRM si è fatto tatuare quei  simboli.

Stiamo preparandoci all’uscita della rivista A L I

Posted in Foto, Notizie on Settembre 14, 2008 by Gian Ruggero Manzoni


…si vede?

Ombre antiche

Posted in Foto, Poesia on Settembre 10, 2008 by paolacastagna

“Vorrei parlare dell’ombra come del luogo in cui le cose si formano; ma anche del luogo in cui le cose, le parole, decidono di abitare per ritegno, in onore alla sottrazione”. Sebastiano Aglieco