Manifesto con parole chiare – di Antonin Artaud

a Roger Vitrac
Se non credo né al Male né al Bene, se mi sento con una simile disposizione d’animo volta alla distruzione, niente di tutto questo rientra nell’ordine dei principi ai quali io posso ragionevolmente accedere, in quanto il principio stesso risiede nella mia carne.
*
Io distruggo perché dentro di me tutto ciò che proviene dalla ragione non dura. Credo solo all’evidenza di ciò che agita le mie midolla, non di ciò che si rivolge alla mia ragione. Ho trovato un ordine nel dominio dei nervi. Adesso mi sento capace di separare l’evidenza. Esiste per me un’evidenza nel dominio della carne pura, che non ha niente a che vedere con l’evidenza della ragione. Il conflitto eterno della ragione e del cuore si separa nella mia stessa carne, ma nella mia carne irrigata di nervi. Nel dominio dell’imponderabile affettivo, l’immagine generata dai miei nervi prende la forma del più alto intellettualismo. Ed è così che assisto alla formazione di un concetto che porta in sé la folgorazione stessa delle cose e arriva sopra di me con un rumore di creazione. Nessuna immagine mi soddisfa a meno che non sia al tempo stesso Conoscenza, se porta in sé, oltre alla sua materia, anche la sua lucidità. Il mio spirito affaticato dalla ragione discorsiva si sente trascinato negli ingranaggi di una nuova, completa gravitazione. Per me è come una riorganizzazione sovrana in cui le sole leggi dell’Illogico partecipano e dove trionfa la scoperta di un nuovo Senso. Questo Senso perduto nel disordine delle droghe offre il sembiante di una intelligenza profonda ai fantasmi controversi del sonno. Questo Senso è una conquista dello spirito su sé stesso e, benché irriducibile per la ragione, esiste, ma soltanto all’interno dello spirito. Esso è ordine, intelligenza, significato del caos. Ma questo caos non l’accetta tale e quale, lo interpreta e, come lo interpreta, lo perde. È la logica dell’Illogico. È tutto dire. La mia lucida sragione non teme il caos.
*
Non rinuncio a niente di tutto ciò che riguarda lo Spirito. Voglio soltanto trasportare il mio spirito altrove con le sue leggi e i suoi organi. Non mi abbandono all’automatismo sessuale dello spirito, ma al contrario cerco di isolare le scoperte che la chiara ragione mi offre di tale automatismo. Mi abbandono alla fierezza dei sogni, soltanto per ricavarne nuove leggi. Ricerco la moltiplicazione, la finezza, l’occhio intellettuale nel delirio, non il vaticinio azzardato. C’è un coltello che non dimentico.
*
Ma è un coltello che si trova a mezza strada nei miei sogni e che sostengo all’interno di me stesso, che non lascio arrivare alla frontiera dei sensi chiari.
*
Ciò che è di dominio dell’immagine è irriducibile attraverso la ragione e deve rimanere nell’immagine, sotto pena d’annichilirsi.
Tuttavia esiste una ragione nelle immagini, esistono delle immagini più chiare nel mondo della vitalità immaginosa.
Esiste nel brulichio improvviso dello spirito un inserimento brillante e multiforme di stupidi. Questo pulviscolo insensibile e pensante si ordina seguendo leggi che esso estrae all’interno di sé stesso, in margine alla ragione chiara e alla coscienza o alla ragione ostacolata.
*
Nel dominio sopraelevato delle immagini l’illusione propriamente detta, l’errore materiale, non esiste; a maggior ragione l’illusione della conoscenza; ma a maggior ragione ancora il senso di una nuova conoscenza può e deve scendere nella realtà della vita.
La verità della vita è nell’impulsività della materia. Lo spirito dell’uomo è malato in mezzo ai concetti. Non gli chiedete di soddisfarsi, chiedetegli soltanto di essere calmo, di credere che ha trovato infine il suo posto. Ma soltanto il Matto è davvero calmo.