Scrittura d’ombra

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una foto di Sergio Marcelli

1. La luce dà forma e colore ai fatti. L’insieme dei fatti è tutte le cose che accadono. Sono plastiche quelle cose che, se illuminate, producono un’ombra – la luce dà loro forma visiva. L’esservi luce se non v’è nulla da illuminare non ha senso. La verità che la luce mette in mostra è definita dalle ombre che produce. La verità che la luce dimostra ha un solo punto d’ombra: il proprio.

2. L’universo visibile è l’insieme plastico di tutto ciò che la luce rivela. In esso il punto, un cerchio il cui diametro tende a zero, e la superficie, spazio utile a contenere infiniti punti, definiscono i confini geometrici dell’immagine. Immagine: proiezione di un particolare delimitato dell’universo visibile: per analogia associo agli oggetti [le cose dell'universo] rispettivi gruppi ordinati di punti dello spazio geometrico. Le relazioni che intercorrono fra gli oggetti [cose] dell’universo visibile generano infiniti stati di cose che il quadro [inquadratura] delimita in infinite porzioni, le immagini. In esse un gruppo limitato di oggetti è rappresentato in un certo stato di cose, in esse una particolare funzione rappresenta gli oggetti in un certo modo. La Fotografia può essere rappresentata dalla funzione f (x, y) che associa a un determinato stato di cose, le cui variabili sono gli oggetti [elementi] (x, y), un campione di molecole d’argento ossidate dalla luce [granuli, grana, e, in estrema sintesi, punti]. Il fotogramma è la funzione f (x, y) risolta con quegli elementi (x, y) in esso rappresentati, il fotogramma è una espressione fotografica ed è o vero o falso, secondo i valori assegnati a (x, y). Se esiste almeno una coppia di valori (x, y) che soddisfi la funzione f, il fotogramma è contingente all’universo visibile, e così esiste almeno una possibilità di verità. Chiamo l’insieme di quegli elementi (x, y) che soddisfa la funzione insieme immagine dell’universo visibile.

3. In una espressione l’oggetto [chi, che cosa] è estraneo al linguaggio che lo formula. L’oggetto dell’immagine, seppure manifesto, non le appartiene: è un nulla, è comunque rimandato a un oggetto dell’universo visibile [processo articolato], esterno all’immagine. A priori nessuna immagine [fotogramma f (x, y)] può essere né vera, né falsa, poiché non è possibile dalla sola immagine assegnare un valore di verità a (x, y). L’oggetto va cercato altrove, nell’universo visibile, in quell’attimo lontano che lo scatto ora mi mostra! Questa impossibilità ad assegnare un valore di verità all’immagine [fantasma lontano nel tempo] mi costringe a spostare la ricerca. Rinuncio a risolvere il problema di verità del fotogramma (ad esempio a dimostrare se lo scatto sia stato manipolato in un fotomontaggio). Non mi interessa se quello scatto sia vero, basta solo che mi appaia verosimile: esso rimanda a un fatto che non conosco ma che appare possibile. Assumo l’immagine in termini empirici come contingente, ipotizzando che esista almeno una soluzione positiva della funzione. Accetto o non accetto l’immagine come espressione propositiva.

4. Gli elementi [cose] dell’immagine sono i segni del linguaggio. Ai segni è possibile dare un indice che specifichi in modo univoco il significato dello stesso segno: ad “X” possono essere associati la lettera dell’alfabeto (1), il segno matematico per (2), la croce di Sant’Andrea (3), e via fino a (n). Il segno “X(n)” ha un valore simbolico e può perciò essere tradotto in altri linguaggi; il suo significato esatto è dato dall’indice (n), così che il segno “X” può assumere sempre nuovi significati. La conchiglia della Madonna di Port Lligat di Dalì è la stessa della Pala Montefeltro di Piero della Francesca, prima ancora nella Domus Aurea, è la conchiglia da cui nasce la Venere di Botticelli e il simbolo del pellegrino.

5. Con il linguaggio ci si intende: esso manifesta in modo esplicito ogni suo segno che rielabora in nuove espressioni capaci di esprimere nuove idee. Il linguaggio si spiega da solo. Con il linguaggio ci si intende. Il linguaggio si articola sempre in un ordine logico, sintattico. La sintassi fa sì che con il linguaggio ci si intenda. La sintassi è l’archetipo del linguaggio. La sintassi esprime un ordine logico sino ai confini più remoti del linguaggio.

6. L’ultima soglia della logica è il paradosso, suo limite e superamento. Nell’assonometria di un cubo posso vedere il poliedro sotto due angolazioni diverse e complementari: la vista dell’una esclude la vista simultanea dell’altra. Fuse insieme in un’unica immagine, queste due dimensioni [Escher] si affacciano nell’universo dell’assurdo, antinomia concepita secondo le più rigide regole dell’assonometria.

7. Il paradosso della Fotografia è annidato nella sua verosimiglianza con l’universo visibile. Verosimiglianza assunta a priori in fede alla sua essenza fotomeccanica. Deus ex machina.

Sergio Marcelli