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L’ultima carica
Pubblicato su Eventi, Informazioni, Notizie, Tradizioni il Aprile 6, 2008 da Gian Ruggero Manzoni
Bollettino di guerra 1081, Fronte Orientale: Isbuschenskij, Russia, alle prime luci dell’alba del 24 agosto 1942 il Savoia Cavalleria (700 cavalieri), che aveva passato la notte in mezzo alla steppa in quadrato protetto dai cannoni delle Voloire, le Batterie trainate da cavalli, si preparava a riprendere la marcia verso un anonimo punto trigonometrico verso le sponde del Don, la quota 213,5. Durante la notte tre battaglioni di truppe siberiane (circa 2.500 soldati) si erano portati a circa un chilometro dall’accampamento e si erano trincerati in buche, fra i girasoli, formando un ampio semi-cerchio, da nord-ovest a nord-est. Attendevano l’alba per far scattare la trappola mortale. Prima di togliere il campo, però, veniva mandata in avanscoperta una pattuglia a cavallo comandata dal sergente Ernesto Comolli. Doveva controllare, in particolare, un carro di fieno intravisto la sera precedente. Alle 3.30 la pattuglia partiva al piccolo trotto. Fu quasi per caso che un componente della pattuglia, il caporalmaggiore Aristide Bottini, notò, nell’incerta prima luce dell’alba, qualcosa che luccicava fra i girasoli. Era un elmetto russo. Partiva, quindi, il primo colpo di moschetto che centrava il sovietico e scatenava un rabbioso fuoco di reazione. Venivano contate sessanta mitragliatrici oltre a mortai e artiglieria leggera. Una vera e propria pioggia di fuoco si abbatteva sul quadrato del Reggimento che si apprestava a ripartire. Ma la sorpresa durò soltanto un momento. Venne dispiegato lo stendardo da combattimento e il comandante, il colonnello Alessandro Bettoni Cazzago, con una serie di decisioni prese in base all’esame della situazione, andava a disegnare una delle pagine più gloriose e coraggiose della cavalleria di tutti i tempi. I pezzi, vecchi ma ben diretti, delle Voloire e i cannoncini anti-carro avevano iniziato a rispondere al fuoco russo con precisione, ma c’era bisogno di un diversivo. Il comandante ordinava quindi al 2° Squadrone, guidato dal capitano Francesco Saverio De Leone, di caricare a fondo i sovietici sul fianco. In realtà, secondo le testimonianze, sembra che in un primo momento volesse caricare con tutto il Reggimento, con lo stendardo al vento, ma venisse convinto dal proprio aiutante, il maggiore Pietro de Vito Piscicelli di Collesano, a dosare le forze in ragione dell’evolversi della situazione. Il 2° Squadrone, dopo aver effettuato un’ampia conversione, con il tromba avanti a tutti, caricava a ranghi serrati a sciabolate, raffiche di mitra e bombe a mano: i sovietici venivano colti di sorpresa, molti fuggivano, altri cercavano riparo nelle buche, soltanto alcuni opposero una coriacea resistenza. Diversi cavalli e cavalieri erano colpiti, ma lo squadrone ritornava alla carica a fronte inverso. In quel momento il comando del Reggimento inviava il 4° Squadrone appiedato, comandato dal capitano Silvano Abba, in un attacco frontale per alleggerire l’impegno del 2° Squadrone. I russi, in buona parte, si sbandavano, ma comunque ancora tenevano il terreno e provocavano sensibili perdite fra le file dei cavalieri italiani. Veniva, allora, ordinata la carica anche del 3° Squadrone a cavallo, comandato dal capitano Francesco Marchio. Lo squadrone, tromba in testa, irrompeva sul campo di battaglia nel mezzo del fronte sovietico, che intensificava la reazione. Secondo le testimonianze, i cavalli galoppavano furiosamente, talvolta pur feriti, mentre i cavalieri sciabolavano e sparavano coraggiosamente in mezzo ai russi in evidente difficoltà. Con alcune ulteriori cariche la resistenza dei sovietici cessava, nonostante il soverchiante numero dei mezzi bellici e dei soldati, sconvolti e terrorizzati dall’improvvisa e violenta reazione della cavalleria italiana. Il bilancio delle perdite, pur doloroso, fu contenuto, da un punto di vista militare: 32 cavalieri morti (dei quali 3 ufficiali) e 52 feriti (dei quali 5 ufficiali), un centinaio di cavalli fuori combattimento. I sovietici lasciano sul campo 250 morti e 300 prigionieri, oltre a una cospicua mole di armi (decine di mitragliatrici e mortai, svariate centinaia di fucili e mitra).

L’azione, coraggiosa quanto audace, aveva portato, soprattutto, all’allentamento della pressione dell’offensiva russa sul fronte del Don e aveva consentito il riordino delle posizioni italiane, salvando migliaia di soldati dall’accerchiamento. Il Reggimento ebbe la medaglia d’oro allo stendardo, furono concesse due medaglie d’oro alla memoria, due ordini militari di Savoia, 54 medaglie d’argento, 50 medaglie di bronzo, 49 croci di guerra, diverse promozioni per merito di guerra sul campo. La carica di Isbuschenskij ebbe subito una vasta eco, destando ammirazione fra gli alleati tedeschi (mai generosi nel riconoscere i meriti italiani) e anche tra i nemici sovietici. In Italia suscitò un vero e proprio entusiasmo, con articoli sulla stampa e ampie cronache nei cinegiornali Luce. Ciò, comunque, non impedì la successiva, tragica ritirata di Russia. Fu l’ultima carica in assoluto della cavalleria dell’esercito italiano.
La mattanza
Pubblicato su Eventi, Informazioni, Notizie, Tradizioni il Aprile 5, 2008 da paolacastagnaLa mattanza è la fase finale della pesca del tonno praticata con le tonnare, un complesso di reti che si cala in mare verso i primi di maggio e vi resta fino al mese di giugno. La tonnara è suddivisa in camere che sono disposte in fila e comunicano tra di loro per mezzo di porte, costituite anch’esse da pezzi di rete. Il tonno ripetendo di anno in anno sempre lo stesso percorso finisce per trovarsi dentro le camere. Quando il rais ( il capo della tonnara ) ritiene che il numero di tonni presente sia sufficiente, e se le condizioni meteorologiche sono favorevoli, i tonni vengono “indotti” a entrare nella camera della morte, l’ultima, dove restano intrappolati. I tonnarotti, che stanno sulle barche disposte lungo i quattro lati della camera, al comando del rais tirano su la rete. I tonni man mano che gli viene a mancare l’acqua si dibattono, urtano violentemente tra loro, si feriscono.

Gioacchino Cataldo, il Rais della tonnara di Favignana
Quando sono ormai sfiniti li aspettano i “crocchi”, i micidiali uncini dei tonnarotti montati su delle aste, che servono per agganciare i pesci e issarli sulle barche. La mattanza è uno spettacolo sanguinoso e crudele, il mare si tinge di rosso, sembra un campo di battaglia. E’ al tempo stesso emozionante, ed è per questo che gli spettatori non mancano, anzi di anno in anno si fanno sempre più numerosi, arrivando da quei luoghi dove la lotta per la sopravvivenza sembra essere un ricordo di tempi lontani.

La mattanza avviene ancora oggi secondo i riti e le regole tramandate nel tempo, la preparazione dura mesi, chilometri di reti, decine di ancore, centinaia di galleggianti, decine di barche e tantissimi uomini che preparano tutto con cura. Su tutti un capo, il rais, che assegna i compiti a ciascuno e che sovraintende su tutto e che è anche il responsabile finale di tutto. E alla fine è lui, il rais, che decide quando è tutto pronto e quando andare.
Nero (Alessandro Neretti)
Pubblicato su Arte, Eventi, Informazioni, Notizie il Febbraio 19, 2008 da paolacastagnaA loro tutta la mia solidarietà… oltre che agli altri 159
Pubblicato su Attualità, Eventi, Informazioni, Notizie il Febbraio 9, 2008 da Gian Ruggero Manzoni
Nella lista dei 162 docenti universitari italiani di religione ebraica apparsa in web e oscurata ieri (oscurata per modo di dire, visto che ormai la trovi ovunque), tra i tanti fini intellettuali presenti, apparivano-appaiono anche i nomi di tre uomini di cultura che considero, nei loro rispettivi campi, come maestri e che mi vanto di aver conosciuto e apprezzato in tutti i sensi: Ernesto Galli della Loggia, docente a Perugia, Salvatore Veca, docente a Pavia, Ugo Volli, docente a Torino, ai quali va tutta la mia solidarietà e stima, umana e intellettuale. E che infine si riconosca il valore al di là del colore della pelle, della fede religiosa, della fede politica, della nazionalità o di che altro. Quando si è degni, lo si è comunque. Basta con queste balordaggini di basso cabotaggio, ottuse e ignoranti, figlie di una destra o di una sinistra da Bar Sport o da curva da stadio. Il confronto, oggi, poggia o, meglio, dovrebbe poggiare su ben altri piani, che nulla hanno a che vedere col ‘razziale’, ma con quello che si professa con cognizione (quindi con: sapere) a livello culturale, e con onestà e coerenza a livello esistenzial-sociale. GRM la pensa così, anche se ad alcuni imbecilli (… guitti ridicoli e psicolabili già individuati e riconosciuti come tali, e non solo da me) etichettare questo o quello a loro uso e consumo (per le solite piccolezze che ben conosciamo, non comprendendo nel giusto senso le riflessioni che guidano certe dichiarazioni) fa pur comodo al fine di togliersi dalle scatole chi brilla a 360° più di loro. Ma reputo che presto ci liberemo sia della zavorra da stadio sia di tali sedicenti ’scrittori-poeti’ da saga della porchetta o del ravanello alla chioggiota. E chi ha buone orecchie intenda… comunque i suddetti e i loro ‘preteschi’ sostenitori già, a suo tempo, avevano ben inteso.
Giornata della memoria
Pubblicato su Eventi il Gennaio 26, 2008 da Gian Ruggero Manzoni
partigiani comunisti del gruppo sud Brigate Garibaldi Friuli entrano a Udine… 1° maggio 1945 (una foto stupenda, a mio avviso… altro che Rambo!)
ArteFiera… Art First, Bologna
Pubblicato su Arte, Eventi il Gennaio 24, 2008 da paolacastagnaBologna, Italy
24>28 Gen/Jan 2008
Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea
International Exhibition of Contemporary Art
Domenica 27 gennaio ’08
ART CAFE’ (Hall 1
Ore 17,45 – 18,45
Presentazione del volume “Nella terra del diamante. Nove poesie di un nomade intellettuale” di Kenneth White con incisioni di Giorgio Bertelli
Intervengono Marco Fazzini, Gian Ruggero Manzoni, Giorgio Bertelli
Edizioni Il Bulino
In lettura poetica
Pubblicato su Eventi il Novembre 5, 2007 da Gian Ruggero Manzoni
Gian Ruggero Manzoni… detto “Il Famigerato”… al Teatro Alighieri di Ravenna



