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L’ALBERO DI MAEHWA… il mio ultimo romanzo… appena uscito

Pubblicato su Informazioni, Letteratura, Notizie il Aprile 25, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Una provincia ipocrita e omertosa fa da sfondo a questo romanzo estremo che diviene affresco graffiante di un’Italia d’inizio millennio. Un nobile decaduto, un allenatore di boxe, cinque giovani boxeur “migranti”, un’affascinante ragazza algerina e due mafiosi russi di particolare e fine erudizione s’incontrano e si scontrano alla ricerca disperata di un’identità e di un valore. Una Rimini invernale, ormai preda di bande criminali e lupi giunti dai quattro angoli del pianeta, si ammanta di tragedia. Una truffa, la stanchezza di vita, il desiderio di riscatto, viaggiano su di una sura del Corano, per poi trovare rifugio tra i rami di un bonsai vecchio di duecento anni. Crudo l’epilogo, seppure sostenuto da una fierezza d’altri tempi. Infine il giocare a scacchi con la morte, come nel film di Bergman, non può che ridare nuova vita, dignità, speranza e un senso a chi ha vissuto ai bordi per anni, nel ricordo dei fasti di un passato, di un titolo di Campione d’Italia o in fuga dalla miseria o da “moderne” schiavitù. (Un libro per palati fini… come sempre n.d.a.)

L’ALBERO DI MAEHWA di Gian Ruggero Manzoni, Ed. Il Filo, collana “L’ordito e la trama” diretta da Paolo Lagazzi, Daniela Tomerini e Tiziana Fumagalli, distribuzione nazionale Mursia.

 

 

 

 

 

 

 

per ulteriori informazioni: http://www.ilfiloonline.it/Lordito/lalberodimaehwa.asp

A ricordo di Pippa Bacca

Pubblicato su Arte, Informazioni, Notizie il Aprile 13, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Sabato prossimo inaugurerò una mia mostra di pittura alla Galleria Portfolio Artecontemporanea di Senigallia (Ancona). L’evento sarà dedicato alla memoria di mia cugina “Pippa Bacca”. Vi aspetto.

19 aprile - 3 maggio “ELOGIO ALLA DIVERSITA’”, poesie e opere pittoriche di Gian Ruggero Manzoni.

Appuntamenti:
19 aprile alle ore 18:30 inaugurazione - 3 maggio alle ore 18:30 lettura poetica di Gian Ruggero Manzoni.

Orari di apertura al pubblico:
- in via f.lli Bandiera, 26: dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 20.00
- in via Fagnani, 3: dalle 18.30 alle 20.00
Per visite al di fuori degli orari indicati si prega di telefonare allo 071-64721

Direzione Artistica: Paola Casagrande Serretti

Per saperne di più clicca qui:
http://galleriaportfolio.it/

Con grande tristezza vi comunico che il corpo di mia cugina “Pippa Bacca” è stato ritrovato

Pubblicato su Arte, Informazioni, Notizie il Aprile 10, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Pippa Bacca (Giuseppina Pasqualino di Marineo) giovane artista italiana nipote di Piero Manzoni è stata uccisa in Turchia da un balordo. Era partita per una performer artistica inneggiante alla pace e alla fiducia fra gli uomini e da un uomo è stata uccisa. Altro non aggiungo. Sempre più difficile diventa sperare e sempre più mi rendo conto del come si muova il mondo. Grazie a tutti coloro che mi hanno inviato mail e messaggi. Lunedì il corpo tornerà in Italia. La Famiglia organizzerà una mostra ricordando Pippa. A lei il mio bacio.

Vicino alle nubi sulla montagna crollata

Pubblicato su Eventi, Informazioni, Letteratura, Notizie, Poesia il Aprile 8, 2008 da paolacastagna

                        

Antologia a cura di Enrico Cerqueglini e Luca Ariano
(Campanotto Editore)

Poesie di:

L’ultima carica

Pubblicato su Eventi, Informazioni, Notizie, Tradizioni il Aprile 6, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Bollettino di guerra 1081, Fronte Orientale: Isbuschenskij, Russia, alle prime luci dell’alba del 24 agosto 1942 il Savoia Cavalleria (700 cavalieri), che aveva passato la notte in mezzo alla steppa in quadrato protetto dai cannoni delle Voloire, le Batterie trainate da cavalli, si preparava a riprendere la marcia verso un anonimo punto trigonometrico verso le sponde del Don, la quota 213,5. Durante la notte tre battaglioni di truppe siberiane (circa 2.500 soldati) si erano portati a circa un chilometro dall’accampamento e si erano trincerati in buche, fra i girasoli, formando un ampio semi-cerchio, da nord-ovest a nord-est. Attendevano l’alba per far scattare la trappola mortale. Prima di togliere il campo, però, veniva mandata in avanscoperta una pattuglia a cavallo comandata dal sergente Ernesto Comolli. Doveva controllare, in particolare, un carro di fieno intravisto la sera precedente. Alle 3.30 la pattuglia partiva al piccolo trotto. Fu quasi per caso che un componente della pattuglia, il caporalmaggiore Aristide Bottini, notò, nell’incerta prima luce dell’alba, qualcosa che luccicava fra i girasoli. Era un elmetto russo. Partiva, quindi, il primo colpo di moschetto che centrava il sovietico e scatenava un rabbioso fuoco di reazione. Venivano contate sessanta mitragliatrici oltre a mortai e artiglieria leggera. Una vera e propria pioggia di fuoco si abbatteva sul quadrato del Reggimento che si apprestava a ripartire. Ma la sorpresa durò soltanto un momento. Venne dispiegato lo stendardo da combattimento e il comandante, il colonnello Alessandro Bettoni Cazzago, con una serie di decisioni prese in base all’esame della situazione, andava a disegnare una delle pagine più gloriose e coraggiose della cavalleria di tutti i tempi. I pezzi, vecchi ma ben diretti, delle Voloire e i cannoncini anti-carro avevano iniziato a rispondere al fuoco russo con precisione, ma c’era bisogno di un diversivo. Il comandante ordinava quindi al 2° Squadrone, guidato dal capitano Francesco Saverio De Leone, di caricare a fondo i sovietici sul fianco. In realtà, secondo le testimonianze, sembra che in un primo momento volesse caricare con tutto il Reggimento, con lo stendardo al vento, ma venisse convinto dal proprio aiutante, il maggiore Pietro de Vito Piscicelli di Collesano, a dosare le forze in ragione dell’evolversi della situazione. Il 2° Squadrone, dopo aver effettuato un’ampia conversione, con il tromba avanti a tutti, caricava a ranghi serrati a sciabolate, raffiche di mitra e bombe a mano: i sovietici venivano colti di sorpresa, molti fuggivano, altri cercavano riparo nelle buche, soltanto alcuni opposero una coriacea resistenza. Diversi cavalli e cavalieri erano colpiti, ma lo squadrone ritornava alla carica a fronte inverso. In quel momento il comando del Reggimento inviava il 4° Squadrone appiedato, comandato dal capitano Silvano Abba, in un attacco frontale per alleggerire l’impegno del 2° Squadrone. I russi, in buona parte, si sbandavano, ma comunque ancora tenevano il terreno e provocavano sensibili perdite fra le file dei cavalieri italiani. Veniva, allora, ordinata la carica anche del 3° Squadrone a cavallo, comandato dal capitano Francesco Marchio. Lo squadrone, tromba in testa, irrompeva sul campo di battaglia nel mezzo del fronte sovietico, che intensificava la reazione. Secondo le testimonianze, i cavalli galoppavano furiosamente, talvolta pur feriti, mentre i cavalieri sciabolavano e sparavano coraggiosamente in mezzo ai russi in evidente difficoltà. Con alcune ulteriori cariche la resistenza dei sovietici cessava, nonostante il soverchiante numero dei mezzi bellici e dei soldati, sconvolti e terrorizzati dall’improvvisa e violenta reazione della cavalleria italiana. Il bilancio delle perdite, pur doloroso, fu contenuto, da un punto di vista militare: 32 cavalieri morti (dei quali 3 ufficiali) e 52 feriti (dei quali 5 ufficiali), un centinaio di cavalli fuori combattimento. I sovietici lasciano sul campo 250 morti e 300 prigionieri, oltre a una cospicua mole di armi (decine di mitragliatrici e mortai, svariate centinaia di fucili e mitra).

L’azione, coraggiosa quanto audace, aveva portato, soprattutto, all’allentamento della pressione dell’offensiva russa sul fronte del Don e aveva consentito il riordino delle posizioni italiane, salvando migliaia di soldati dall’accerchiamento. Il Reggimento ebbe la medaglia d’oro allo stendardo, furono concesse due medaglie d’oro alla memoria, due ordini militari di Savoia, 54 medaglie d’argento, 50 medaglie di bronzo, 49 croci di guerra, diverse promozioni per merito di guerra sul campo. La carica di Isbuschenskij ebbe subito una vasta eco, destando ammirazione fra gli alleati tedeschi (mai generosi nel riconoscere i meriti italiani) e anche tra i nemici sovietici. In Italia suscitò un vero e proprio entusiasmo, con articoli sulla stampa e ampie cronache nei cinegiornali Luce. Ciò, comunque, non impedì la successiva, tragica ritirata di Russia. Fu l’ultima carica in assoluto della cavalleria dell’esercito italiano.

La mattanza

Pubblicato su Eventi, Informazioni, Notizie, Tradizioni il Aprile 5, 2008 da paolacastagna

La mattanza è la fase finale della pesca del tonno praticata con le tonnare, un complesso di reti che si cala in mare verso i primi di maggio e vi resta fino al mese di giugno. La tonnara è suddivisa in camere che sono disposte in fila e comunicano tra di loro per mezzo di porte, costituite anch’esse da pezzi di rete. Il tonno ripetendo di anno in anno sempre lo stesso percorso finisce per trovarsi dentro le camere. Quando il rais ( il capo della tonnara ) ritiene che il numero di tonni presente sia sufficiente, e se le condizioni meteorologiche sono favorevoli, i tonni vengono “indotti” a entrare nella camera della morte, l’ultima, dove restano intrappolati. I tonnarotti, che stanno sulle barche disposte lungo i quattro lati della camera, al comando del rais tirano su la rete. I tonni man mano che gli viene a mancare l’acqua si dibattono, urtano violentemente tra loro, si feriscono.


Gioacchino Cataldo, il Rais della tonnara di Favignana

Quando sono ormai sfiniti li aspettano i “crocchi”, i micidiali uncini dei tonnarotti montati su delle aste, che servono per agganciare i pesci e issarli sulle barche. La mattanza è uno spettacolo sanguinoso e crudele, il mare si tinge di rosso, sembra un campo di battaglia. E’ al tempo stesso emozionante, ed è per questo che gli spettatori non mancano, anzi di anno in anno si fanno sempre più numerosi, arrivando da quei luoghi dove la lotta per la sopravvivenza sembra essere un ricordo di tempi lontani.

La mattanza avviene ancora oggi secondo i riti e le regole tramandate nel tempo, la preparazione dura mesi, chilometri di reti, decine di ancore, centinaia di galleggianti, decine di barche e tantissimi uomini che preparano tutto con cura. Su tutti un capo, il rais, che assegna i compiti a ciascuno e che sovraintende su tutto e che è anche il responsabile finale di tutto. E alla fine è lui, il rais, che decide quando è tutto pronto e quando andare.

Una gran voce ebrea… roca quanto basta e ‘fuori’ di brutto

Pubblicato su Attualità, Informazioni, Musica, Notizie il Aprile 4, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Amy Winehouse nasce nel 1983 a Enfield, Middlesex, Inghilterra, da una famiglia ebrea, il padre è tassista e la madre infermiera. Cresce a Southgate (Londra) dove frequenta la Ashmole School. All’età di dieci anni fonda un gruppo rap amatoriale chiamato “Sweet ‘n’ Sour, as Sour”. Lo descrive come la versione bianca ed ebraica delle “Salt ‘n’ Pepa”. A dodici anni frequenta la Sylvia Young Theatre School, ma a tredici viene espulsa perché non si applica e a causa di un piercing al naso. In seguito frequenta la BRIT School a Selhurst, Croydon. Cresce ascoltando diversi tipi di musica (dalle “Salt ‘n’ Pepa” a Sarah Vaughan) e riceve la sua prima chitarra a tredici anni. Inizia a cantare come professionista all’età di sedici anni, dopo che la sua amica e cantante soul Tyler James manda una sua demo a un talent scout. Nel 2000 firma per la sua etichetta discografica attuale, la Island/Universal. La cantante ha perduto quattro taglie tra la pubblicazione del suo primo e del suo secondo album. Ha dichiarato alla stampa britannica, interessata al fatto, che è stato a causa dei commenti che facevano sul suo peso. Nello stesso periodo “The Independent” pubblica un articolo sulla depressione, in cui figura la Winehouse come clinicamente affetta da psicosi maniaco-depressiva, ma rifiutante le cure. Nell’ottobre 2006 Amy ammette di aver sofferto di disordini alimentari: un po’ di anoressia, un po’ di bulimia. Non sono del tutto ok - dice - ma credo che nessuna donna lo sia. Nei mesi seguenti è presente sui tabloid britannici per problemi legati all’alcool; riguardo quel periodo ricordo un’esibizione da ubriaca al “The Charlotte Church Show” (apparsa su YouTube) e quando interruppe uno dei soliti discorsi moraleggianti e ipocriti del leader degli U2, Bono, durante l’assegnazione dei “Q Awards”. Quando le vengono chieste opinioni sulla violenza e l’alcool risponde: mi diverto molto certe notti, ma poi esagero e rovino la serata. Sono veramente un’ubriacona. Il 16 novembre 2006 è apparsa in TV al “Never Mind The Buzzcocks” visibilmente alterata e ha fatto commenti non proprio gentili sul presentatore Simon Amstell, che l’aveva invitata, definendolo un pingue borghese conservatore. Il 7 gennaio 2007, durante un’esibizione al “G-A-Y” (famoso locale londinese), vomita sul pubblico, ma poi riprende a cantare. Il 14 febbraio 2007, agli “Elle Style Awards”, la cantante viene vista con dei tagli e cicatrici su di un braccio; il portavoce della Winehouse attribuisce la colpa a una caduta per strada, ma pare si sia ferita lei stessa, volutamente, sotto l’effetto di 6 valium buttati giù con del gin. Le speculazioni sui problemi psicologici e con l’alcool continuano quando vengono pubblicate delle foto che la ritraggono al reparto alcolici di un supermercato mentre sta bevendo a collo da una bottiglia di wodka e in un pub a Camden Town mentre, con il comico Noel Fielding e il presentatore Alex Zane, si sta facendo tre cocktails contemporaneamente. Nell’aprile 2007 il quotidiano “The Sun” pubblica la notizia del fidanzamento della cantante con Blake Fielder-Civil. I due si sono poi sposati il 18 maggio 2007 a Miami, in Florida. Il 18 ottobre del 2007 viene arrestata in Norvegia per possesso di marijuana, poi rilasciata il 19 ottobre dietro cauzione di 500 euro. L’1 novembre 2007, in occasione degli “MTV Europe Music Awards”, per due volte la cantante inglese sale sul palco in apparente stato confusionale; al ritiro del premio “Artist Choice Award”, consegnatole da Michael Stipe, non pronuncia il tradizionale discorso di ringraziamento ai fans, mostrandosi invece immobile e spaesata; poco dopo, chiamata a esibirsi come performer, canta con difficoltà e sembra verosimilmente sotto effetto di alcool o altre sostanze. Il 21 gennaio 2008 comincia a circolare in web un video dove si vede la cantante fumare crack. Amy Winehouse ha molti tatuaggi di donne nude sulle braccia. A riguardo ha spiegato: mi piacciono le pin-up. Mi sento più uomo che donna. Però non sono lesbica, non prima di una Sambuca, comunque. Il suo cocktail preferito è il Rickstasy (tre parti di vodka, una parte di Southern Comfort, una parte di liquore alla banana e una parte di Baileys)… una mistura mielosa, caramellosa e devastante. Tra i suoi artisti preferiti ci sono Nas, Mos Def, Teena Marie, Beastie Boys, Carole King, Mahalia Jackson, Chet Baker, The Ronettes, The Shirelles, Sarah Vaughan, Minnie Ripperton, Billie Holiday, Ray Charles, Dinah Washington, Frank Sinatra, Tony Bennett, Erzsebet Beck, The Specials, Toots and the Maytals e Thelonious Monk. Quando viene intervistata, a volte sputa in terra tra una domanda e l’altra; se un qualcuno glielo fa notare lei risponde che quando lo fa non se accorge. Ha dichiarato che non disdegna di fare l’amore a tre: con il suo partner assieme ad un’altra ragazza. Gli artisti italiani, tra i vivi e i defunti, che conosce sono Modugno, Pavarotti e Bocelli, ma non la ispirano; invece le è piaciuto un video di Patty Pravo, per come la cantante interpreta, si muove e per la voce, anche se non ha capito il testo della canzone che la Pravo stava cantando. Nella sua camera da letto ha appeso un piccolo quadro di Edward Hopper acquistato a un’asta a New York.

Ieri a Sabbioneta di Mantova

Pubblicato su Arte, Informazioni, Magie, Notizie, Tradizioni il Marzo 30, 2008 da paolacastagna

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GRM in posa davanti alla statua equestre lignea del grande condottiero Luigi Gonzaga (padre di Vespasiano) morto all’età di 32 anni in battaglia, colpito da un’archibugiata

Sabbioneta è la cittadina a forma di stella, fondata da Vespasiano Gonzaga, nella verde e umida pianura lombarda, ricca di quei richiami ai miti della romanità, così cari al suo fondatore, da desiderare di inserire, nella bassa padana, una “piccola Roma” che richiamasse alla memoria la grandiosità dell’età imperiale e una “piccola Atene” che richiamasse alla memoria la classicità. L’impianto viario ortogonale (tipico degli accampamenti romani), i cippi di marmo posti a delimitare i quartieri, la statua di Minerva sistemata nel punto d’incrocio tra il cardine e il decumano (nell’antica Roma erano le due linee ideali che intersecandosi dividevano lo spazio in quattro parti), il Teatro all’Antica, il Palazzo Ducale, quello Giardino, con la sua lunghissima galleria (97 metri), gl’imponenti bastioni (conservatisi egregiamente) sono solo alcuni degli elementi che confermano il grande amore del suo creatore per la “ruina romana”, quale testimone della grandezza di Roma, come dice l’aforisma latino posto all’esterno del Teatro: “Roma quanta fuit ipsa ruina docet”…“quanto fu grande Roma la stessa (sua) rovina lo insegna “.

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GRM che passeggia sotto ai portici che reggono la galleria di Palazzo Giardino, lunga 97 metri

Il nome Sabbioneta deriva da sabbia netta, pulita, perché dove ora esiste la cittadina c’era una palude maleodorante e umida che solo il disegno ambizioso di un Gonzaga poteva risanare e bonificare; ancora oggi, Sabbioneta, è uno dei punti più umidi e afosi del territorio. Fu Vespasiano Gonzaga che nel 1553 iniziò a crearla, al punto di farla divenire un centro di cultura, con la costruzione di palazzi, chiese e monumenti che ancora svettano possenti e magici.