Archivio per la Categoria Musica

Il demonio della tromba

Pubblicato su Maestri, Musica il Maggio 9, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Miles Dewey Davis III (Alton, Illinois, 26 maggio 1926 – Santa Monica, California, 28 settembre 1991). Di pochi artisti è possibile dire, come di Miles Davis, che abbiano profondamente inciso nella mutazione della musica moderna, e questo a prescindere dalle definizioni di genere, che si tratti cioè di jazz, pop o classica contemporanea. Tra i promotori della rivoluzione del be-bop negli anni Quaranta, Davis tenne a battesimo anche la variante “cool jazz” negli anni Cinquanta, fu figura titanica della fusion nei Settanta (che rivoluzionò con il controverso album “Bitches Brew”) e flirtò intelligentemente con il pop negli Ottanta (la sua versione per tromba di “Time After Time” di Cindy Lauper rimane un momento di inaspettata e altissima profondità blues). Nonostante il carattere notoriamente difficile e scontroso, Davis fu anche capace di momenti di sorprendente autorionia. Come altrimenti definire la decisione di accettare un cameo all’interno di un episodio della serie tv “Miami Vice” nel ruolo di uno spacciatore e magnaccia? Una curiosità: attorno al 1949 Miles intraprese una tourneè a Parigi assieme a Tadd Dameron, Kenny Clarke e James Moody; fu affascinato dall’ambiente intellettuale della capitale francese e, frequentandone il milieu artistico ed esistenzialista, incontrò l’attrice e cantante Juliette Greco di cui s’innamorò, divenendone per un certo periodo l’amante. Miles Davis continuò a suonare incessantemente fino agli ultimi anni della sua vita. Il 24 luglio 1991 si esibì per l’ultima volta in Italia, in Piazza Giorgione a Castelfranco Veneto. Sempre nell’estate del 1991 i suoi amici ed ex collaboratori organizzarono per lui un grande concerto nel corso del quale, per la prima volta dopo anni, egli accettò di suonare di nuovo i pezzi che lo avevano reso famoso. Il 28 settembre 1991 un attacco di polmonite, a cui le complicazioni dovute al diabete fecero seguire due colpi apoplettici, lo stroncò all’età di 65 anni a Santa Monica, in California, poco dopo il suo ultimo concerto all’Hollywood Bowl. Ricoverato all’ospedale dopo il primo attacco, Miles si svegliò mentre i dottori gli dicevano che avrebbero dovuto intubarlo. Egli si mise a inveire contro di loro, intimandogli di lasciarlo stare. Il secondo attacco, che sopravvenne in quel momento, lo uccise. In vita venne arrestato più volte a causa dell’uso di eroina, come più di una volta si sottopose, al fine di disintossicarsi, alla ‘cura’ che lui definiva “del tacchino freddo”… cioè si faceva chiudere in una stanza con le finestre sbarrate e fino a quando non smettevano le crisi di astinenza e ricominciava a mangiare non lo dovevano fare uscire. Lui restava segregato in compagnia del suo vomito, delle sue feci e della sua urina. Da un pertugio gli passavano solo il bere.

Una gran voce ebrea… roca quanto basta e ‘fuori’ di brutto

Pubblicato su Attualità, Informazioni, Musica, Notizie il Aprile 4, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Amy Winehouse nasce nel 1983 a Enfield, Middlesex, Inghilterra, da una famiglia ebrea, il padre è tassista e la madre infermiera. Cresce a Southgate (Londra) dove frequenta la Ashmole School. All’età di dieci anni fonda un gruppo rap amatoriale chiamato “Sweet ‘n’ Sour, as Sour”. Lo descrive come la versione bianca ed ebraica delle “Salt ‘n’ Pepa”. A dodici anni frequenta la Sylvia Young Theatre School, ma a tredici viene espulsa perché non si applica e a causa di un piercing al naso. In seguito frequenta la BRIT School a Selhurst, Croydon. Cresce ascoltando diversi tipi di musica (dalle “Salt ‘n’ Pepa” a Sarah Vaughan) e riceve la sua prima chitarra a tredici anni. Inizia a cantare come professionista all’età di sedici anni, dopo che la sua amica e cantante soul Tyler James manda una sua demo a un talent scout. Nel 2000 firma per la sua etichetta discografica attuale, la Island/Universal. La cantante ha perduto quattro taglie tra la pubblicazione del suo primo e del suo secondo album. Ha dichiarato alla stampa britannica, interessata al fatto, che è stato a causa dei commenti che facevano sul suo peso. Nello stesso periodo “The Independent” pubblica un articolo sulla depressione, in cui figura la Winehouse come clinicamente affetta da psicosi maniaco-depressiva, ma rifiutante le cure. Nell’ottobre 2006 Amy ammette di aver sofferto di disordini alimentari: un po’ di anoressia, un po’ di bulimia. Non sono del tutto ok - dice - ma credo che nessuna donna lo sia. Nei mesi seguenti è presente sui tabloid britannici per problemi legati all’alcool; riguardo quel periodo ricordo un’esibizione da ubriaca al “The Charlotte Church Show” (apparsa su YouTube) e quando interruppe uno dei soliti discorsi moraleggianti e ipocriti del leader degli U2, Bono, durante l’assegnazione dei “Q Awards”. Quando le vengono chieste opinioni sulla violenza e l’alcool risponde: mi diverto molto certe notti, ma poi esagero e rovino la serata. Sono veramente un’ubriacona. Il 16 novembre 2006 è apparsa in TV al “Never Mind The Buzzcocks” visibilmente alterata e ha fatto commenti non proprio gentili sul presentatore Simon Amstell, che l’aveva invitata, definendolo un pingue borghese conservatore. Il 7 gennaio 2007, durante un’esibizione al “G-A-Y” (famoso locale londinese), vomita sul pubblico, ma poi riprende a cantare. Il 14 febbraio 2007, agli “Elle Style Awards”, la cantante viene vista con dei tagli e cicatrici su di un braccio; il portavoce della Winehouse attribuisce la colpa a una caduta per strada, ma pare si sia ferita lei stessa, volutamente, sotto l’effetto di 6 valium buttati giù con del gin. Le speculazioni sui problemi psicologici e con l’alcool continuano quando vengono pubblicate delle foto che la ritraggono al reparto alcolici di un supermercato mentre sta bevendo a collo da una bottiglia di wodka e in un pub a Camden Town mentre, con il comico Noel Fielding e il presentatore Alex Zane, si sta facendo tre cocktails contemporaneamente. Nell’aprile 2007 il quotidiano “The Sun” pubblica la notizia del fidanzamento della cantante con Blake Fielder-Civil. I due si sono poi sposati il 18 maggio 2007 a Miami, in Florida. Il 18 ottobre del 2007 viene arrestata in Norvegia per possesso di marijuana, poi rilasciata il 19 ottobre dietro cauzione di 500 euro. L’1 novembre 2007, in occasione degli “MTV Europe Music Awards”, per due volte la cantante inglese sale sul palco in apparente stato confusionale; al ritiro del premio “Artist Choice Award”, consegnatole da Michael Stipe, non pronuncia il tradizionale discorso di ringraziamento ai fans, mostrandosi invece immobile e spaesata; poco dopo, chiamata a esibirsi come performer, canta con difficoltà e sembra verosimilmente sotto effetto di alcool o altre sostanze. Il 21 gennaio 2008 comincia a circolare in web un video dove si vede la cantante fumare crack. Amy Winehouse ha molti tatuaggi di donne nude sulle braccia. A riguardo ha spiegato: mi piacciono le pin-up. Mi sento più uomo che donna. Però non sono lesbica, non prima di una Sambuca, comunque. Il suo cocktail preferito è il Rickstasy (tre parti di vodka, una parte di Southern Comfort, una parte di liquore alla banana e una parte di Baileys)… una mistura mielosa, caramellosa e devastante. Tra i suoi artisti preferiti ci sono Nas, Mos Def, Teena Marie, Beastie Boys, Carole King, Mahalia Jackson, Chet Baker, The Ronettes, The Shirelles, Sarah Vaughan, Minnie Ripperton, Billie Holiday, Ray Charles, Dinah Washington, Frank Sinatra, Tony Bennett, Erzsebet Beck, The Specials, Toots and the Maytals e Thelonious Monk. Quando viene intervistata, a volte sputa in terra tra una domanda e l’altra; se un qualcuno glielo fa notare lei risponde che quando lo fa non se accorge. Ha dichiarato che non disdegna di fare l’amore a tre: con il suo partner assieme ad un’altra ragazza. Gli artisti italiani, tra i vivi e i defunti, che conosce sono Modugno, Pavarotti e Bocelli, ma non la ispirano; invece le è piaciuto un video di Patty Pravo, per come la cantante interpreta, si muove e per la voce, anche se non ha capito il testo della canzone che la Pravo stava cantando. Nella sua camera da letto ha appeso un piccolo quadro di Edward Hopper acquistato a un’asta a New York.

La mia regina

Pubblicato su Maestri, Musica il Marzo 28, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Nicoletta Strambelli è nata a Venezia il 9 aprile 1948. Ha trascorso i primi anni dell’adolescenza con la nonna e, nel colto ambiente di casa, ha avuto occasione di conoscere, fra gli altri, il cardinale Angelo Roncalli (il futuro Giovanni XXIII) e il poeta americano Ezra Pound. Fin da bambina ha letto libri di spessore, si è interessata di pittura, ha studiato danza e pianoforte, quindi, sedicenne, iscritta al liceo classico, dopo un severo esame di ammissione, è entrata al Conservatorio di Venezia Corso per Direzione d’Orchestra, ma, presa da irrequietudine esistenziale, a 18 anni ha lasciato la città lagunare e si è recata a Londra poi a Roma. E’ in quegli anni che si è appassionata al rythm’n'blues e che ha cominciato a farsi notare col nome di Guy Magenta. Come cantante era fissa al leggendario Piper Club, praticamente un luogo culto, autentico simbolo di un’epoca, dove poi fu scoperta dal manager Alberigo Crocetta, che coniò per lei lo pseudonimo Patty (”veloce come la vita dei giovani”); il cognome d’arte Pravo venne scelto dalla cantante stessa in onore dell’Inferno Dantesco (le “anime prave”). La sua “Ragazzo triste” è stata la prima canzone pop (in assoluto) ad essere trasmessa dalla Radio Vaticana. La canzone “Il Paradiso”, del 1969, fu un grandissimo successo, ma non era un brano inedito. Lucio Battisti lo scrisse originariamente con il titolo “Il Paradiso della vita” per Ambra Borelli, in arte La Ragazza 77, ma passò praticamente inosservato con scarsissime vendite. Nel 1971, durante un’esibizione in un locale nella provincia di Lucca, una squilibrata lanciò un pesante posacenere di cristallo che colpì in pieno volto Nicoletta, ciò le costò un grave trauma facciale e la rottura di due denti incisivi. Nonostante lo spiacevolissimo episodio, Patty vinse la paura e riprese a esibirsi dal vivo non appena si fu ristabilita. Nel 1973, per sua stessa ammissione, accusata di bigamia, ricevette dal suo legale una rassicurazione di infondatezza dell’accusa, essendo (infatti) addirittura trigama. Alcuni brani dell’album “Mai una signora”, del 1974, vennero censurati e banditi dalla radio e dalla televisione di Stato. Fra i pezzi bloccati dalla RAI ricordiamo “Quale signora” dove s’alludeva all’uso della pillola anticoncezionale. Anche la canzone “Miss Italia”, che doveva essere inclusa nell’omonimo album, fu censurata perché ritenuta non adatta, seppure del tutto infondate erano le pretese allusioni al partito della Democrazia Cristiana e all’onorevole Moro. Quando nel 1992 fu arrestata per uso e detenzione di cocaina e condotta nella sezione femminile del carcere romano di Rebibbia, tutte le detenute la salutarono intonando in coro, per molte volte, “Ragazzo triste”. Nicoletta ha sempre sostenuto che quel periodo passato in prigione è stato molto produttivo, umanamente ricco di incontri e colmo di prove d’affetto nei suoi confronti da parte delle compagne di sventura. Vasco Rossi è da sempre un suo fan; nel 1984 riuscì a farsi ricevere nel camerino di Nicoletta per proporle di scrivere per lei. Nel 1997 le regalò “E dimmi che non vuoi morire”, e dopo il grande successo che il pezzo ebbe al Festival di Sanremo le inviò un enorme mazzo di rose (la canzone vinse il Premio della Critica). La temperatura corporea di Patty, come lei stessa ha affermato, è di 35°. Da sempre icona dei gay, di recente si è espressa contro l’adozione di figli da parte di coppie gay. Quando nel 1986 tenni una mia lettura poetica presso la Galleria Cleto Polcina di Roma, Nicoletta era presente e, al termine della mia esibizione, mi omaggiò leggendo al pubblico 3 mie composizioni. L’ultima volta che ci siamo sentiti telefonicamente è stato un paio di anni fa. Le ho fatto i complimenti per come interpreta Brell in italiano e per come ha riportato alla ribalta le canzoni di Leo Ferré.

Un grande uomo, un grande musicista, un signore (…io che l’ho conosciuto)

Pubblicato su Musica il Novembre 19, 2007 da Gian Ruggero Manzoni


Chet Baker con la sua tromba, il suo sguardo triste, le sue rughe di vita e malavita

Chesney Henry “Chet” Baker Jr. [23 dicembre 1929 – 13 maggio 1988] è stato un trombettista statunitense noto per il suo stile lirico e per i contributi artistici apportati al genere conosciuto come cool jazz. Figlio di un chitarrista, cresciuto nello stato americano dell’Oklahoma, si trasferì successivamente nella California meridionale, dove giunse al successo come trombettista di rilievo a partire dal 1951, quando fu scelto da Charlie Parker per suonare nella sua band in una serie di concerti live nella West Coast. Nel 1952 Baker si unì al Gerry Mulligan Quartet, divenendone, in breve, la punta di diamante, per via delle sue capacità strumentali fuori dal comune. In particolare, fu portato alla notorietà dall’assolo da lui eseguito nella registrazione di My Funny Valentine. Dopo il declino quasi immediato del Quartet per via dei problemi di droga di Mulligan (che fu rinchiuso in carcere per un certo periodo) e per i disaccordi, economici e caratteriali, fra lui e Chet, Baker fondò una propria jazz band in cui, oltre a suonare la tromba, cantava anche. Nel 1954 vinse il premio quale migliore strumentista nel sondaggio della rivista Down Beat, battendo, tra gli altri, Miles Davis, Dizzy Gillespie e l’astro nascente Clifford Brown. A partire dai primi anni sessanta iniziò a suonare anche il flicorno durante le sue esibizioni. Tuttavia la carriera di Chet fu tragicamente caratterizzata da suoi problemi di droga, che ebbero un impatto notevole sul successivo declino della stessa. La sua dipendenza dall’eroina gli causò numerosi problemi legali, inclusa una detenzione di oltre un anno in Italia, e successive espulsioni dalla Germania Ovest e dall’Inghilterra. Nel 1966 fu gravemente ferito al viso in una colluttazione mentre cercava di acquistare droghe a San Francisco. A causa di ciò si ritrovò completamente privo dei denti incisivi superiori e inferiori (che uno spacciatore gli fece saltare con un colpo di bottiglia durante la rissa), menomazione molto grave per un trombettista. Trovatosi in gravi difficoltà economiche, Baker sparì per diverso tempo dalla scena, finché un appassionato non lo riconobbe nel commesso di una pompa di benzina e lo aiutò a rimettersi in sesto, facendogli anche trovare i soldi per sistemarsi la bocca. Baker dovette imparare a suonare la tromba con la dentiera, cosa considerata estremamente difficile. Parzialmente disintossicato, si trasferì a New York, dove ricominciò a registrare con altri rinomati musicisti jazz fra i quali Jim Hall, per poi, infine, ritornare a vivere in Europa. Trascorse i suoi ultimi anni di carriera in Brasile, suonando Bossa Nova. Il 13 maggio 1988 morì cadendo (o buttandosi) da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam. Una targa fuori dall’albergo lo ricorda. Chet è sepolto nel cimitero di Inglewood, in California. Ha lasciato numerosissime registrazioni, molte delle quali eseguite essenzialmente per il suo continuo bisogno di soldi per le droghe.

Il ribelle del bandoneón

Pubblicato su Musica il Novembre 12, 2007 da Gian Ruggero Manzoni


omaggio a Piazzolla

Ástor Piazzolla (Mar del Plata, 11 marzo 1921 – Buenos Aires, 4 luglio 1992) è stato un musicista e compositore di fama mondiale ritenuto tra i migliori virtuosisti di bandoneón, nonché in prima fila tra i riformatori della cifra stilistica e musicale del tango. Nacque da genitori italiani, provenienti dalla città di Trani, in Puglia, emigrati in Argentina. Fu una figura controversa, sia musicalmente che politicamente. Conosciuto nella sua terra natale come El Gran Ástor o El Gato (il Gatto, per l’abilità e l’ingegno) egli è considerato il più importante musicista di tango della seconda metà del ventesimo secolo (Carlos Gardel lo è stato della prima). Si dice che in Argentina tutto può cambiare tranne il tango, ma Piazzolla ha infranto questa regola. La sua musica ha ottenuto consensi in Europa e in America del Nord ancor prima che nel suo Paese e la rivoluzione che ha apportato a tale forma musicale tradizionale lo ha allineato, inevitabilmente, tra coloro che volevano fare anche altri cambiamenti sociali in Sud America. Il “nuevo tango” di Piazzolla è diverso dal tango tradizionale perché incorpora elementi presi dalla musica jazz e fa uso di dissonanze e altre connotazioni musicali innovative. Piazzolla ha inoltre introdotto nel tango l’uso di nuovi strumenti che non venivano utilizzati tradizionalmente come il flauto, il sassofono, la chitarra elettrica e la batteria jazz. Il grande maestro ha suonato con diversi gruppi; dal 1946 con l’”Orchestra”; dal 1955 con l’”Octeto Buenos Aires”; dal 1960 con il “First Quintet”; dal 1971 con i “Noneto”; dal 1978 con il “Second Quintet” e dal 1989 con il “Sextet”. Da ricordare che ha inciso l’album “Summit” con il sassofonista jazz Gerry Mulligan. Le sue sterminate composizioni includono lavori per orchestra come il “Concierto para bandoneón, orquesta, cuerdas y percusión”, il “Doble-concierto para bandoneón y guitarra”, i “Tres tangos sinfónicos” e il “Concierto de Nácar para 9 tanguistas y orquesta”; inoltre opere per chitarra classica solista come i “Cinco piezas”, e varie altre composizioni che sono ancora oggi dei classici del tango come “Balada para un loco” e “Adiós noniño”, dedicata al padre. Quasi tutti i biografi sono concordi nel sostenere che Piazzolla abbia scritto circa 3.000 brani e ne abbia registrato circa 500.