Archivio per la Categoria Poesia

Gli amanti di Valdaro.

Pubblicato su Foto, Magie, Notizie, Poesia il Maggio 9, 2008 da paolacastagna

 

Due scheletri, probabilmente di un uomo e una donna, abbracciati da 6000 anni, sono stati trovati a Valdaro, in una zona industriale vicino a Mantova, durante alcuni scavi. Secondo gli archeologi si tratterebbe di una coppia di individui giovanissimi, morti nel periodo neolitico. I due sono stati sepolti uno di fronte all’altro, faccia a faccia; le ossa delle braccia e delle gambe si sovrappongono in un abbraccio che gli ha già fatto guadagnare il nome di “amanti di Valdaro”.

L’ombra nello stagno dei lucci

Pubblicato su Foto, Magie, Poesia il Aprile 28, 2008 da paolacastagna


Gonzaga… GRM fra i canneti del lago 

 

Il giaciglio

mille e una notte araba.

Dormo nell’orma

dell’uomo ombra,

l’alcova sagomata

dalla forma imponente.

Così lascio che si cullino

i pensieri più infami.

La coperta abbraccia

e tu nell’altra stanza

che trovi degno il riposo

nel riporre le armi.

Solo la lenza sarà cattura

nel verde stagno.

Noi cerchiamo il sussidio

in una vita di rinunce,

ma di natura invasa

dall’onda di una pinna.

Di Paola Castagna

 

Ancora un grande aristocratico dell’essere

Pubblicato su Letteratura, Maestri, Poesia, Tradizioni il Aprile 22, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Stefan George nacque nel 1868 a Büdesheim, presso Bingen, una piccola e antica cittadina sulle rive del Reno, situata nella regione della Renania-Palatinato; la famiglia era di estrazione borghese, con lontane origini francesi; in casa si parlava francese, e solo da adulto George scelse la lingua tedesca per lo scrivere. Nel 1873 la famiglia si trasferì a Bingen, dove il padre divenne un agiato commerciante di vini; George studiò dal 1882 al 1888 a Darmstadt, e nel 1889 si iscrisse all’Università di Berlino, ma non frequentò che poche lezioni e lasciò gli studi dopo tre semestri. Aveva allora già iniziato quello stile di vita che mantenne fino alla fine: non abitando mai in case proprie, nonostante una certa agiatezza, ma vivendo ospite di amici e ammiratori a Berlino, Heidelberg, Basilea, Monaco di Baviera (ove visse quasi stabilmente solo a partire dal 1900), e viaggiando spesso per l’Europa, soprattutto in Italia, quindi recandosi a Parigi e a Londra. A Parigi, ventenne, conobbe i poeti della scuola simbolista, Mallarmé e Paul Verlaine, le cui idee di un’arte per l’arte e di una poesia pura, sganciata dalla realtà sociale, piacquero molto a George, che non amava né il realismo in letteratura né il positivismo in filosofia, allora dominanti in Germania; a Londra conobbe Swinburne e i preraffaelliti, in Belgio Verhaeren. Nel 1892 creò un proprio circolo, noto come “George-Kreis”, e una rivista letteraria, i “Blätter fur die Künst”, organo di opposizione al naturalismo, pubblicata fino al 1919.

 

Egli visse sempre appartato, attorniato dai membri del suo circolo, ed evitando ogni clamore; i suoi libri erano stampati privatamente e distribuiti agli amici, a sottolinearne il carattere iniziatico, accentuato anche da una particolare veste tipografica, nella quale i caratteri e i frontespizi assumevano di per sé stessi rilevanza stilistica. Nel 1927 vinse il Goethepreis, offerto dalla città di Francoforte sul Meno. Nel 1933, all’avvento del nazismo, che lo esaltò come precursore e tentò di fare uso propagandistico della sua opera, George, rifiutati tutti gli onori offertigli, manifestò la sua opposizione emigrando in Svizzera e stabilendosi a Minusio, presso Locarno, ove morì poco dopo, il 4 dicembre di quell’anno. Ciò non impedì ai nazisti di farne, dopo la morte, una specie di icona, di poeta nazionale, sebbene egli avesse espresso: “mai ho incontrato una persona volgare come Adolf Hitler”.


Die Kosmiker: Karl Wolfskehl, Alfred Schuler, Ludwig Klages, Stefan George, Albert Verwey (1902)

George vedeva sé stesso, e allo stesso modo fu visto dai suoi contemporanei, come un aristocratico, una sorta di sacerdote di una nuova mistica, in polemica con la cultura borghese del tempo; per lui il vero poeta stava attendendo e preparando un “nuovo regno”, che sarebbe stato guidato da una élite artistica e intellettuale, unita dalla fedeltà a un capo. La sua poesia si distanzia dunque dalla realtà ed enfatizza il mistero del sacro, l’eroismo, il sacrificio personale, la sublimazione nell’eterno e la rinuncia alle passioni contingenti. Da un punto di vista della forma essa è tesa verso una strenua ricerca della più pura immaterialità, ed è caratterizzata da una grande levigatezza e da una solenne, lapidaria perfezione; risultando arcana e ricca di allusioni oscure, ma sempre armoniosa.


Stefan! - opera su carta di Anselm Kiefer in omaggio a George, 1974

Il suo circolo, che cominciò a riunirsi nel 1892, era retto da un complesso cerimoniale estetizzante e composto da soli uomini, studiosi e poeti, scelti da George stesso per affinità spirituale; inizialmente i membri erano suoi coetanei, trattati come pari, ma col passare degli anni il circolo muterà composizione e George sarà sempre più venerato come un maestro da discepoli molto più giovani di lui. Tra i membri del circolo spiccavano i poeti austriaci Rainer Maria Rilke e Hugo von Hofmannsthal (che poi se ne allontanarono) e i fratelli Stauffenberg, che saranno coinvolti nel complotto per assassinare Hitler, oltre a numerosi esponenti del mondo culturale tedesco dell’epoca, come Karl Wolfskehl, Friedrich Gundolf e, più tardi, Klaus Mann.

Nella storia artistica e politica di George di particolare importanza divenne la figura di Maximilian Kronberger. Questi, nato nel 1886, studente liceale, nel 1902 fu avvicinato per strada, a Monaco di Baviera, da George che se lo fece amico e lo introdusse nel suo circolo; per lui scrisse alcune poesie d’amore, dalle quali traspare una inclinazione omoerotica (che in seguito George dirigerà anche verso alcuni altri giovani membri del circolo), altrove sempre dissimulata. Non c’è tuttavia indicazione che questa tendenza sia andata oltre il concetto platonico di guida spirituale e di contemplazione estetica, la quale veniva praticata da George sia per convenzione sociale sia, soprattutto, per disciplina artistica. Alla morte prematura, a soli 18 anni, per malattia, di Maximin (come era chiamato da Stefan), seguì per il poeta un periodo di disperazione, durante il quale pensò anche al suicidio, poi iniziò la glorificazione del ragazzo, eretto a incarnazione dell’assoluto nelle raccolte “Maximin. Ein Gedenkbuch” (1906) e, soprattutto, in “Der siebente Ring” (Il settimo anello), del 1907, nella quale la figura di Maximin permette a George di affrontare per la prima volta il tema politico. Tema ripreso, sempre attraverso la figura di Maximin, nelle successive raccolte “Der Stern der Bundes” (La stella del patto, 1914) e “Das neue Reich” (Il nuovo regno, 1928), ove è auspicato un rinnovamento spirituale della società, in opposizione al materialismo e al militarismo imperanti. Coerentemente con questa visione, George non fu entusiasta dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e vide come una conferma delle sue idee la disfatta tedesca e la confusione del dopoguerra. In questo contesto il poeta fu visto sempre più, dai membri del circolo, come da molta gioventù tedesca, quale guida spirituale, cioè l’uomo che incarnava la dignità umana e artistica, unificando disciplina e passione, grazia e maestà, bellezza e morale. Se le idee e l’opera di George potevano certamente avere dei punti di contatto con l’ideologia nazista, egli non poteva invece, in alcun modo (alla stregua di Junger), accettare il carattere violento e brutale del regime, e reagì coerentemente emigrando in segno di protesta e distanza da esso.

Per Stefan George l’attività poetica era una missione, in aristocratica polemica con la cultura borghese, con il positivismo in filosofia e con il naturalismo in letteratura. Il poeta è per George sacerdote e maestro di una nuova mistica, che oppone il sublime eterno alla passionalità del contingente. Sul piano formale la sua scrittura tende a una pura immaterialità che si traduce in strenua, marmorea levigatezza. Così come ho detto sopra, la stessa presentazione tipografica, i caratteri, i frontespizi (presenti nei suoi libri autoeditati) assumono, come per esempio in D’Annunzio, una rilevanza stilistica. La lingua tedesca viene piegata e contorta alla ricerca di una solennità lapidaria. Ne deriva, così, una lirica oscura e armoniosa, di struggente perfezione formale.

Di quell’altro dove

Pubblicato su Poesia il Aprile 8, 2008 da Gian Ruggero Manzoni

Il bastimento,
stipato il ventre,
carico leggero nel prezioso,
chimera che si disputa
a un tavolo da gioco.
Come le bagole da caffè
riempiono il bicchiere
mai mezzo pieno, mai mezzo vuoto,
così languire vino che sborda
dal boccale della sapienza.
Etereo lo sguardo,
nel Superiore che scuote la nuca calva,
i fili di ferro stringono il tronco
e la mattanza ha inizio.
Fin dall’origine,
dai tempi dei tempi,
l’essere scappa nel vigliacco
che gli è insano.
Passeggia furtivo
tra le stanze
le mie, ritirate e discrete,
in cui desidero l’ombra dell’uomo
che veglia il riposo
alcova di un credo.
E’ immenso nella forma
che attinge acqua
nel sano del respiro
apnea deglutita
nello spaccato della scena
come in una cartolina d’epoca
riemergono essenze
di quell’altro dove
per cui siamo origine.

di Paola Castagna

Vicino alle nubi sulla montagna crollata

Pubblicato su Eventi, Informazioni, Letteratura, Notizie, Poesia il Aprile 8, 2008 da paolacastagna

                        

Antologia a cura di Enrico Cerqueglini e Luca Ariano
(Campanotto Editore)

Poesie di:

Novalis… un’altra anima nobile dell’Europa

Pubblicato su Letteratura, Notizie, Poesia, Tradizioni il Marzo 14, 2008 da paolacastagna

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Pseudomino di Georg Philipp Friedrich Leopold von Hardenberg, uno dei maggiori esponenti del circolo di intellettuali di Jena, Novalis nasce il 2 maggio 1772 a Wiederstedt, in Sassonia, nel castello di Oberwiederstedt, di proprietà della famiglia. E’ il secondo di undici figli e la sua educazione è austera e religiosa. Fin dalla giovane età, Novalis deve fare i conti con la sua salute cagionevole, che lo porterà a convivere, per tutta la vita, con la paura della morte, che determinerà in lui un’esistenza fatta di passioni estreme e di costanti tensioni visionarie. L’idealismo di Novalis è di tipo ‘magico’, dove il soggetto individuale è onnipotente, e quindi in grado di trasformare il mondo con la sua volontà e fantasia. Questo ampliamento delle capacità del soggetto comporta principalmente l’unità tra individuo e natura. Nel suo “I sacerdoti di Sais” la natura è unica perché identificabile con il soggetto umano che la contempla. Dopo aver cercato a lungo la natura, personificata dalla dea Isis, Giacinto, il protagonista, la trova proprio nella sua amata, Fiorellin di Rosa. La natura è quindi vicina a noi, basta saperla vedere. Al concetto di natura è connessa l’idea dell’unità dell’uomo con Dio, che porta ad accettare una sorta di panteismo vicino alle teorie di Giordano Bruno e di Spinoza. La realizzazione ultima dell’uomo è pertanto la risoluzione dell’Uno nel Tutto: l’individuo esplica il suo infinito valore e contemporaneamente l’infinito si determina come individuo. In “Fede e Amore” Novalis presenta il suo ideale di Stato: una comunità armonica, in cui i cittadini trovano nella coppia sovrana il modello di vita esemplare; la monarchia si fonde alla repubblica, il sovrano è uno, ma alla vita politica sono chiamati a partecipare tutti gli individui. Novalis per il suo modello ideale guarda all’Europa medioevale dove tutti i popoli cristiani erano governati da un unico pontefice; tutta la storia successiva è semplicemente il processo di disgregazione dell’unità cristiana. Al termine dello scritto Novalis prevede il ritorno all’unità attraverso un Concilio Europeo, tesi opposta a quella di Nietzsche, che prevederà lo sgretolamento totale e definitivo dei valori cristiani.

Ricordi sul cavalletto

Pubblicato su Arte, Poesia il Marzo 8, 2008 da Gian Ruggero Manzoni


Gian Ruggero Manzoni, “Io con mia figlia”, olio su tela, cm 80×50, 1996

La terra non ha tempo…

Pubblicato su Foto, Magie, Poesia il Marzo 6, 2008 da paolacastagna

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Governolo di Mantova 2007

“I buoi sono lenti,
ma la terra è paziente”.
BUDDHA

Nel flagello
la natura chiama
con l’impazienza di un fanciullo
sopraffatto dai sistemi.
Non vi è più tempo nei trascorsi
e la terra invoca i canti
negli oboli pensati
(o) nel rimando dei vissuti.

(di Paola Castagna)